Textus Originalis
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si potrà meglio determinare la parte navigabile antica, la quale pone in comunicazione i due porti per mezzo di un canale profondo metri 9 circa, lungo metri 400 e largo nella parte più ristretta metri 40. Questo spazioso canale, se fosse stato artificialmente scavato, sarebbe un'opera colossale e non avrebbero mancato scrittori di ogni epoca di farne menzione¹, ma venuta meno ogni notizia storica, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione ad indagare quali forze meccaniche naturali poterono scavare in quel sito questo canale, che isolò Ortigia e rese possibile la comunicazione del Porto grande con quello piccolo. È chiaro che i marosi entrando con impeto nel vasto Porto di Siracusa, dovevano investire le sponde rocciose della penisola della Maddalena e produrre nella massa delle acque del Porto un movimento circolare, il quale, trovando un ostacolo nel lato occidentale di Ortigia e non potendo il mare uscire dall'angusto passaggio del Porto, doveva rivolgersi contro la parte più depressa, scavarsi un passaggio, isolare Ortigia ed irrompere nel Porto piccolo. Infatti le correnti che agiscono in questo canale sono notevoli non solo quando con violenza spirano i venti di libeccio, o quelli di greco e tramontana, ma ancora nelle calme, per sola opera delle alte e basse maree²: lo che mostra sino all'evidenza, che quel continuo movimento delle acque produsse l'escavazione del canale in parola, e separò anticamente Ortigia dalla terraferma. Che Ortigia fosse anticamente un isola lo dice Tucidide e, se al suo tempo era artificialmente unita alla terraferma, poteva esserlo per mezzo di opere manufatte e dello stesso modo come venne unita l'isola di Mozia alla prossima spiaggia della contrada oggi detta dei Birgi. Strabone nel libro VI dice, che si entrava
Note a pie di pagina
1 1 Nel 1881, quando fu espurgato quel canale dalla pirodraga, s'incontrò un fondo resistente e in un medesimo piano, ciò fece supporre a taluni (senza alcuna positiva ragione) che il fondo di quel canale sia lastricato.
2 2 All'estremità settentrionale del canale la corrente che si produce, sia per i venti sia per le maree, è così forte che le barche ne sono trascinate se non si oppone una forte resistenza di remi.