Textus Originalis

e quanti cittadini amavano la [tranquillità e la] sicurezza: i quali egli accolse con onore e interrogolli intorno le condizioni del paese. Ma 'Ismācīl 'ibn 'aṭ Ṭabarī, sentendo che costoro erano andati a trovare 'Al Ḥasan, fu costretto ad andare anch'egli: e l'emiro l'accolse bene e gli fece onore. Ritornava 'Ismācīl al suo palagio; 'Al Ḥasan entrava in città, con soddisfazione di tutti gli avversarii de' Banū 'aṭ Ṭabarī e dei loro consorti. 'Ismācīl allora indettò un [Musulmano] siciliano [a preparar questa trappola. Il cagnotto] adescava ad entrare in casa sua un degli schiavi di 'Al Ḥasan, rinomato per gran valore; e quand'ebbelo in casa, ei balzò fuori, chiedendo aiuto e gridando: «Ecco un ch'entra da me, ed al mio cospetto mi prende per forza la moglie». Il popolo trasse lì; 'Ibn 'aṭ Ṭabarī istigava e spaventava i cittadini, dicendo: «Ecco quel ch'essi «fanno, e non si sono per anco impadroniti del «paese!» E suscitava la gente a correre appo 'Al Ḥasan; figurandosi che questi non avrebbe mai gastigato il proprio schiavo, e che indi il popolo si sarebbe levato a romore contro di lui e l'avrebbe cacciato dalla città. Ma quando la gente s'affollò intorno a quest'uomo che schiamazzava e chiedea soccorso, 'Al Ḥasan [saputo il caso], chiamollo a sé; lo interrogò; gli disse di giurare pel Sommo Iddio che il fatto stava com'egli avea detto. Costui giurò: l'emiro comandò [immantinenti] di mettere a morte quel giovane; e fu morto. Rallegrossi a questo la popolazione: andavan dicendo: «Or sì che respiriamo e sappiamo che si può viver nel nostro paese; or sì che vi spunta la giustizia!» Per tal modo la magagna ricadde sopra 'Ibn 'aṭ Ṭabarī.