Textus Originalis

Stette [cheto] 'Al Ḥasan, guardandosi sempre da costoro; finché 'Al Manṣūr non gli spacciò avviso di aver catturati cAlī 'ibn 'aṭ Ṭabarī, Muḥammad 'ibn cAbdūn, Muḥammad 'ibn Ǧanāḥ e i loro consorti, e gli comandò di prendere 'Ismācīl 'ibn 'aṭ Ṭabarī, Raǧā 'ibn Ǧanāḥ e Muḥammad ... e quanti solean far codazzo alla comitiva degli arrestati. Ḥasan tenne assai difficile [l'esecuzione di] questo comando. [Pare] ei mandò a dire ad 'Ibn 'aṭ Ṭabarī: «Tu m'hai promesso di menarmi a diporto nel tuo giardino: vieni ad accompagnarmi, che andremo insieme». Fece poi sapere a que' della ǧamācah (1), a nome di 'Ibn 'aṭ Ṭabarī, che venissero per andare a sollazzo nell'orto suo, insieme coll'emiro. Arrivati ch'ei furono, 'Al Ḥasan si messe a conversar con loro, sì che li trattenne fino allo imbrunire: e allora lor disse: «Ecco che fa notte, siate ospiti miei»: e mandò a dire ai compagni che aspettavan fuori; «Per questa «notte essi hanno accettata la ospitalità dell'emiro; «ritornate a casa, e a rivederci domattina». Così i seguaci andaron via. L'emiro catturò quegli [ottimati]; lor prese tutti i beni: e così il suo seguito s'accrebbe; la gente trasse a lui; rinfrancaronsi gli animi [dei cittadini]. Quando i Rūm [di Sicilia] vider questo, il monaco recò [in Palermo] il danaro della tregua per tre anni. Indi il re dei Rūm inviò per mare in Sicilia, con grande esercito, un patrizio; il quale unì [le forze] con quelle dello stratego (di Calabria). Avvisatone da 'Al Ḥasan 'ibn cAlī [il califo] 'Al Manṣūr, (1) Si vegga il presente Capitolo, anno 336, pag. 416, nota 1. Ma qui tradurrei piuttosto «consorteria».