Textus Originalis

Io ho fede nel progredimento degli studi storici appo noi, e ch'esso condurrà a colorire sempre meglio il disegno d'una Biblioteca arabo-italiana in non so quanti volumi, in cui siano illustrate tutte le parti alle quali ho accennato or ora, e sia aumentato il patrimonio delle sorgenti storiche della Patria. Né lo zelo né la fortuna manca agli orientalisti europei; né son forse distrutti, ma dimenticati in qualche moschea dell'Asia o dell'Affrica, parecchi codici che trattan della Sicilia, di alcuni dei quali noi sappiamo i titoli: una parte della geografia di 'Al Bakrī, le istorie particolari dell'isola per 'Ibn 'al Qaṭṭāc, 'Abū cAlī, 'Abū Zayd 'al Gumrī, e le particolari dell'Affrica propria per 'Ibn Raqīq, 'Ibn Rašīq, 'Ibn Sacīd da Granata, e 'Ibn Šaddād (v. St. dei Mus., I, xxxvii a xxxix). Vengo ora ad alcune avvertenze che risguardano la versione. Nel rendere l'arabico in italiano, mi sono studiato ora, come prima, ad accostarmi a' testi il più ch'io potessi senza cadere ne' barbarismi: e la nostra lingua lo concede abbastanza. Essa arriva anco infino a un certo segno ad aiutare il traduttore quando gli autori di poesie o prose rimate, col cattivo gusto della decadenza di lor letteratura, ammontano metafore, sinonimi, bisticci, assonanze, da lasciarsi addietro tutti i nostri secentisti. Ma cotesti vezzi il più delle volte non si possono rendere in italiano e non fanno altro che noiosi pleonasmi. Il peggio è che in qualche luogo, raro bensì, di prosa rimata, non si scerne se l'autore abbia scherzato o detto da senno; se ci abbia recato un fatto reale o un fior di rettorica. Ma di ciò toccheremo nuovamente discorrendo della Geo-