Textus Originalis

senza di 'Al Mu^tamid, questi mi fé' sedere in un sofà [coperto di pelle] di martora e mi disse: « Apri questa finestra che hai allato ». Apertala, vidi in lontananza una fornace da vetro accesa, che mandava gran luce da due sportelli: e [n'avea cura] una donna, la quale a volta a volta apriva e chiudea gli sportelli, e poi ne serrò uno affatto e schiuse l'altro. Mentr'io stava così a guardare, il principe mi disse: « Su' compi questo emistichio: « Ve' com'è' brillano nelle tenebre; » Ed io: « Pare il leone quando allucia, al buio ». Ripigliò 'Al Mu^tamid: « Che apre ambo gli occhi, indi li ricopre ». Ed io: « A guisa di colui che ha le palpebre infiammate ». [Al che rispose]: « Oh la sorte gli ha rapita una delle due luci ». Ed io: « E chi scampò mai da' colpi della sorte »! 'Al Mu^tamid lodava molto [i miei versi estemporanei]; davami generoso guiderdone e mi riteneva al suo servigio. Noi abbiamo narrato [ripiglia il compilatore] questo aneddoto in altro luogo del presente libro, ma qui [lo replichiamo] perchè cade proprio in acconcio (1). § 5. Intorno questo viaggio (di 'Al Mu^tamid e della sua famiglia menati prigioni in Affrica) disse il famoso poeta Siciliano ^Abd 'al Gabbār 'ibn Hamdīs (2):

Note a pie di pagina

1 (1) E veramente ve n'ha un cenno nello stesso vol. II, pag. 617 della ediz. di Leida. (2) Vol. citato, II, 607. Questi due versi son tolti dal medesimo componimento, del quale abbiam dato il principio nel Cap. LIX,