Textus Originalis
Partinico non giace sul mare; produce molta hinnā (1): e similmente 'Alīyās (2) (Cinisi?), e Balgah (Bilici?) giacciono in pianura. § 3. La Sicilia (qui Siqillīah) è isola (3) vasta e bella; né i Musulmani ne posseggono altra più nobile, più popolosa di questa, né che vanti maggior numero di città. È lunga dodici giornate di cammino (4) e larga quattro giornate. Tra la Sicilia e il paese dei Rūm è uno Stretto che s'apre verso il punto del levare del sole ed è largo dodici giornate (5), e questo è il canale che va noverato tra i cinque mari (6). § 4. Giurisprudenza (7). I Siciliani seguono, la più parte, la scuola di giurisprudenza di 'Abū Hanīfah.
Note a pie di pagina
1 (1) Così anche Edrisi nel nostro Cap VII, a pag. 82 del 1° volume. (2) V. il § 1° di questo Capitolo, pag. 670, nota 4. (3) C ha « e questa isola », continuando alle parole che abbiam testé date nella nota 3 della pag. 671. (4) Dovrebbe dir sette. Cf. il Cap. IV, § 1, ecc. (5) Nella nota 4, alla pag. 57 dell'Appendice, io proposi di leggere « lungo dodici miglia », che sarebbe esattamente vero dello Stretto di Messina. Il prof. De Goeje, nelle note al suo testo, pag. 232, a, non ammette quella lezione, perchè l'autore accenna all'Adriatico: il che non è dubbio secondo il periodo che segue. Ma anche parlando dell'Adriatico, dodici giornate si possono riferire alla lunghezza, non già alla larghezza. Pertanto è da supporre una lacuna, per l'appunto dopo il numero dodici, come accader suole dopo un vocabolo ripetuto, in guisa che il 12 la prima volta si riferirebbe alle miglia di lunghezza dello Stretto del Faro, e la seconda alle giornate di lunghezza dell'Adriatico. (6) C ha la variante: 'Al Gihānī lo annovera tra i cinque mari. (7) Madāhib, ossia diverse scuole di diritto e disciplina ecclesiastica. Testo di Leida, pag. 238, lin. 13.