Textus Originalis

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dazio al 3%, è chiaro che quel solo Monastero dava un movimento commerciale in Messina di 4000 tarì all'anno: dati i tempi e il valore monetario, Messina era davvero l'emporio del commercio siciliano. Torno alla esposizione diplomatica che già n'è tempo; in grazia della novità dei temi spero non mi si darà colpa di aver digredito. § VI. — Divisione dei 111 documenti in pubblici e privati. I privilegî e le lettere; si combattono alcune opinioni del Ficker e del Philippi sulla Cancelleria Sveva; il colore porporino nella rota di un privilegio di Guglielmo. Seguendo la grande classificazione data dal Paoli nel 1883, seguita dal Bresslau nel 1889 (1), in documenti pubblici e privati, ne abbiamo 76 pubblici, cioè: 29 regî, 7 giudiziarî e 40 ecclesiastici; 35 privati. I ventinove documenti regî sono così composti: 27 privilegi o diplomi propriamente detti (2) (malgrado due non li abbia trovati in forma solenne, ma in transunti posteriori a mo' di ricordo (3)) e due lettere (4). Nel tempo di Ruggiero non trovo una distinzione fra privilegi e lettere: la nomina di Bertrando di Noto, nel Set-

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tembre 1130, a rettore della Chiesa di S. Maria delle Stelle (che concerne senza dubbio un affare transitorio) è redatta in forma simile ai diplomi, sebbene più semplice; la parola commissio ne ne tradisce però la sostanza. Nel periodo susseguente, cioè sotto i due Guglielmi, la distinzione è netta e spiccata. Una lettera diretta a tutti gli ufficiali del Regno ha una formula, che è opportuno riportare: « Willelmus...... archiepiscopis, episcopis, abbatibus, electis et quibuscumque prelatis ecclesiarum, comitibus, baronibus, iusticiariis, camerariis, baiulis, universis fidelibus suis de Sicilia Calabria Apulia et terra Laboris, quibus presentes lictere ostense fuerint, salutem et dilectionem » (1). La distinzione che il Ficker e il Philippi (2) credono apparisca meglio nel periodo degli Svevi a cominciare da Federico II, mi spinge a ricordare altri simili documenti, che avvalorano il mio asserto e dimostrano in modo non dubbio, che la Cancelleria normanna dell'Italia Meridionale aveva già attuata la riforma, che fu seguita da Federico II dopo il 1220. Noto anzitutto che fra privilegi e lettere v'è una distinzione nella formula del protocollo iniziale. Tutti i privilegi latini cominciano appunto coll'invocazione divina verbale e il chrismon « In nomine domini, etc. » (3); le lettere invece coll'intitolazione: « Willelmus dei gratia rex etc. ». « 1154 Dicembre. « Γουλιέλμος... .. τὸ ἔνθεον κράτος ἡμῶν, κελεύει διὰ τοῦ παρόντος γράμματος πᾶσι τοῖς κριταῖς, καὶ ἐξουσιασταῖς,

Note a pie di pagina

1 (1) PAOLI, Program. di Paleogr. lat. e dipl., I, Firenze, 1883, p. 42, e traduzione tedesca del LOHMEYER, Grundiss der lateinisch. Paläogr. und der Urkundenlehre, Innsbruck 1885; BRESSLAU, Handb. d. Urkundenlehre für Deutschland u. Italien, Leipzig, 1889, t. I, 3; PAOLI, Progr. scol. di Paleog. lat. e diplom. III, Dipl. Disp. I, in Firenze, 1898, p. 11.

2 (2) CH. SICKEL, Acta reg. et imper. Karol. etc. I, 185; PAOLI, op. cit., III, p. 13.

3 (3) Doc. 22 e 72.

4 (4) Comprendo un diploma di Guglielmo 1155-1166, per S. Maria di Valle Giosafat, che ritengo falso. In Appendice tratterò specialmente dei privilegi falsi di questo Monastero.

5 (1) Docum I.XXXVII.

6 (2) FICKER, Beiträge zur Urkundenlehre, Innsbruck, 1877-78, vol. II, pag, 6; PHILIPPI, Zur Geschichte der Reichskanzlei unter den letzen Staufen, Friedrich II, Heinrich (VII) u. Konrad IV, Münster 1885, pp. 8-12, e più specialmente a p. 26.

7 (3) Il PAOLI, op. cit., p. 113, ha osservato che i documenti Normanni di Bari cominciano tutti coll'invocazione divina; questa formula cadde in disuso nel tempo svevo.