Textus Originalis

«O re, la cui armata va attorno e reca l'esercito, facendo tante stragi e [menando] tanti prigioni,» «Tu che l'hai lanciata nel pelago, mentre correano procellosi i suoi flutti, e li hai calmati, sì che dalle tue navi fai tener sempre il mare», «[Ascolta!] Noi eravamo, come portarono i destini, una brigata; montammo in nave, e l'onda menavaci soavemente,» «Quando terribili alati, spiccatisi dall'armata, ci piombarono addosso d'ogni banda, ferocemente». «Noi facemmo testa; ci provammo a respingere l'armata; a riportarne vittoria: ma tosto fummo vinti». «Or io non ho che una vecchia madre ed una bambina, che son come i pulcini del qaṭā (1): non sapean che cosa fosse l'abbandono, né la miseria». «Le lasciai; e, Dio lo sa, [or vivono] in grande strettezza, da campar appena la vita». «Povere, afflitte, desolate, peggio che cattive: oh pur fossero cattive! «Se lo fossero, si potrebber chiamare felici; che noi nelle vostre mani non patiam la fame né la sete». Il re lo messe in libertà; usò benignamente con lui; gli largì delle migliaia [di dirham], lo provvide di viatico, e lo rimandò in una nave alla sua famiglia. Tra gli emiri musulmani della Sicilia [va ricordato] 'Abū 'al Ḥusayn 'Aḥmad 'ibn 'al Ḥusayn (2), il Kalbita; del quale [ecco due] versi: «Ho in uggia le bianche, poiché mi rinfacciano la (1) Ardea Stellaris. (2) Secondo i cronisti il nome è 'Abū 'al Ḥusayn 'Aḥmad 'ibn 'al Ḥasan 'ibn 'abī 'al Ḥusayn.