Textus Originalis

E questi altri: «Bastimi per sopraccarico di sventura il cordoglio di dover qui rimanere, lungi da te, a salutare ed onorare i tuoi nemici». «[E tu] fa di dormire, poiché ci tolgono di stare insieme: chi sa? verrò a farti visita in sogno (1)». «Sperai trovare negli occhi tuoi rimedio al mio male: ma forse che una malattia ci risana di un'altra?» «La morte non si stanca di starmi addosso: e pure io mi nascondo [sempre] ad essa». § 4. Questa digressione [su i poeti della Sicilia] ci ha menati lungi dall'obbietto che avevamo dinanzi. Noi intendevamo chiamar l'attenzione [de' lettori] su questa isola e su ciò che essa contiene; e non avremmo voluto lasciarla spogliata dell' [onore che le torna dalle] sue egregie prose rimate, quantunque nel trattar della Spagna non si fosse per noi fatto pur cenno di questa [specie di componimenti], né adorno quel paese con un serto di perle (2); bastandoci la celebrità di così fatti [lavori], e quel tanto che ci occorrerà di dirne nella descrizione del reame [spagnuolo]. Ancorché la Sicilia non vada più noverata tra gli Stati musulmani, pur la descriveremo noi largamente (1) Il sogno in cui si vede l'immagine dell'amata è luogo comune della poesia araba. (2) Così traduco alla ventura, seguendo due lezioni del Fleischer; l'una delle quali, ġurar, proposta nelle Annotazioni, pag. 46, ed ora messa in forse da lui medesimo nelle Nuove Annotaz., pag. 21. Quivi egli propone di leggere, in grazia della rima, l'altro vocabolo 'idārah «giro» in luogo di 'adab «letteratura». E non mi pare inverosimile che l'autore abbia chiamate le freddure della prosa rimata «gioielli messi in cerchio».