Textus Originalis
In Sicilia avvi il paese da' due nomi (1). Presso il quale nel [lato] di levante giace Siracusa e la città di Marsala (2). Questa parte si chiama l'Ala verde (3), presso la quale, dal lato di ponente, sorge il monte del Vulcano, dove arde e rode fin da tempi antichissimi un gran fuoco. Questo erompe dalli spiragli che ha in vetta del monte, alcuni dei quali rassomigliano agli abbaini de' bagni: di notte le fiamme risplendono in aria e dileguansi: [di giorno?] (4) ne vien fuori un fumo che copre il cielo. Cotesto fuoco erompe tre volte all'anno per sette giorni alla volta; gitta una enorme [colonna di] faville, che prende tutto l'orizzonte e monta in aria fino a cento e più braccia, indi ricasca in mare, dove [i frantumi] si fan pietra negra su la superficie dell'acqua. Si dice che questa [materia vulcanica] abbia le sembianze de' figliuoli di Adamo, e che divenga nera quando la s'immerge nell'acqua. Quest'isola abbonda di acque, di fontane, di frutta e di [ogni] produzione del suolo. Se ne esporta in Affrica noci e castagne. Se ne esporta anche di molto cotone e dello storace dolce, ch'è de' farmaci più efficaci [che si conoscano], e non si trova se non che nelle isole di questo mare (Mediterraneo). Similmente il corallo si rinviene in questo mare e in nessun altro. (1) Catania. (2) Errore di qualche copista, che scambiò il secondo termine del Marsā cAli con qualche altro Marsā che si leggea nella costiera orientale, forse 'al Ḥamām (Marzamemi). (3) Si vegga qui sopra, Cap. XV, pag. 231, nota 4, e qui appresso, Cap. XXXII, pag. 198 del testo. (4) Si confronti sempre con 'Ibn Sacīd, qui sopra, Cap. XV, pag. 232.