Textus Originalis
cani nell'arsenale. Ma il sabato, sette di ottobre, avendo grossi stuoli [di cittadini] (1) prese le armi contro Sālim, questi loro uscì all'incontro [dal castello?] e fecene strage: che fu grande rotta pe' Siciliani, e rimasero nel Cassaro vecchio stretti d'assedio. [Poscia], a dì ventitré dello stesso mese entrò in Palermo Ḫalīl ('ibn 'Isḥāq 'ibn Ward) con grossi eserciti e incominciò a demolir le mura ed a tor via le porte. All'intender questo caso, i Girgentini chiarisconsi ribelli: Ḫalīl, [dal suo canto] fatta oste Siciliani ed Affricani, muove contro i Girgentini con grande sforzo. Il venerdì, nove di marzo (938), le due parti vengono alle mani; i Girgentini ammazzano 'Ibn 'abī Ḫinzīr ed cAlī 'ibn 'abī 'al Ḥusayn, genero (2) di Sālim; e gli Affricani sono sbaragliati. [Non ostante la sconfitta] Ḫalīl assediò i [Girgentini] per otto mesi; ma sempre invano. L'anno seguente (938-9), a dì ventidue di ottobre (938), ritornava Ḫalīl in Palermo; ponea taglia sopra i Siciliani; mandava poi in Affrica [a chiedere rinforzi]: e n'ebbe [altre] schiere, capitanate da Wašāmah e da 'Ibn Mūdū. [Così] gli si sottomessero tre ròcche, cioè Caltavuturo, Qal'at 'aṣ Ṣirāṭ (Golisano) e 'Isqlāf.nah (3) (Sclafani). Dopo alcun (1) Il testo dice «grandi eserciti». Spesso l'autore di questa cronica usa il vocabolo esercito, dove dovrebbe dire stuolo o schiera, e scrive d'un intero esercito che «fu ucciso» in vece di «patì strage». Si ricordi che l'autore non era arabo di nascita, ma greco o italiano, probabilmente di Sicilia. (2) Ṣihr, che può significare anche fratel cognato. (3) Il codice qui non ha punti, W.