Textus Originalis
lilissero gli abitanti della riviera e dei [vicini] villaggi. La gente gridava d'ogni banda. Muḥammad 'ibn Saḥnūn non aveva [altra cavalcatura] che un mulo. Temendo che, s'egli mandasse a cercare un cavallo a Sūsah, i nemici avrebbero tempo di conseguir l'intento loro, si cinse una spada, prese una lancia ed una targa, montò sul mulo ch'egli avea, e, ragunata la gente del ribāṭ (1) e i villici dei dintorni del castello, mosse con tutti costoro contro i Rūm, i quali già davan mano al saccheggio e a far prigioni le donne. Levando il grido di 'akbar 'Allah contro i Rūm che s'eran preparati alla battaglia, [Muḥammad 'ibn Saḥnūn li assalì, e] Iddio li sbaragliò per mano di lui, che ne fece strage e li inseguì nella rotta, sì che li rispinse in mare tutti scompigliati. Dopo questo fatto Muḥammad giurò di non andar più alla guardia, se non che montato sopra un cavallo. § 7. (2) Noverasi tra costoro Yaḥyà 'ibn cUmar 'ibn Yūsuf 'al Andalusī (lo Spagnuolo), [il quale visse] a Sūsah, e morì, che il Sommo Iddio abbia misericordia di lui, nel mese di ḏū 'al qacdah (3), all'età di settantasei anni. Quando il sultano comandò di allestire le navi che doveano recare [l'esercito] in Sicilia, i manovali addetti a ciò, svelsero le pietre delle tombe musulmane, per puntellarne le navi; fuorché la tomba di Yaḥyà 'ibn cUmar, la quale nessuno ardì di toccare. Uno (1) V. la nota 1 a pag. 18, Cap. IV. (2) Foglio 57 (oggi 55) verso. (3) Manca l'anno. Forse si dee supplire 290 (902-3). Il narratore del seguente aneddoto non è nominato altrimenti che «uno šayḫ».