Textus Originalis

in Sicilia, i quali gli furono anticipati dall'emiro Ibrāhīm 'ibn Aḥmad, appena li ebbe nelle mani, demolì la propria casa e rifabbricolla, spendendoci dugento dīnār. Comperò con altri cinquanta dīnār una kiswah (vestito); ne spese cinquanta in tappeti, vestimenta, masserizie di casa e simili. Quando non gli rimasero che cento dīnār, uno dei suoi amici lo biasimava per questo modo di sciupare l'aver suo. Al quale egli rispose: [Ebbene] io ho fatto ciò che fanno i gentiluomini e i savi. S'io ho fabbricata una casa, il conforto dell'uomo è la propria casa. La kiswah [l'ho comperata] a fin di provvedermi per [tutta] la vita; perocché quando un uomo non ha altro che un vestito, presto si logora; ma quand'ei ne possiede parecchi, durano lungo tempo. I cento dīnār che mi restano, e come mai li potrò consumare, s'io non mangio in una settimana che un quarto di ruṭl (1) di carne? Noi s'imbandisce le ossa una sera; un'altra la ǧunta (2); si mangia la terza sera la samāsāḥḥīah (3), e la quarta sera la kawākibīah (4), la quale si fa di bietole e piselli. La (1) Il ruṭl o roṭl, come si pronunzia, è peso diverso ne' varii paesi musulmani, e si usa finadesso anche in Spagna e in parte d'Italia. Era anche molto diverso secondo la derrata; per esempio altro per la carne, altro per le spezie. Così all'ingrosso si può tradurre «libbra». (2) Si vede che i macellai del Qayrawān ne sapeano nel X secolo quanto oggidì gli europei. (3) Letteralmente «il cielo è sereno». Evidentemente una specie di vivanda. (4) Letteralmente «la stellata». Si ricordi il Calcabò di Boccaccio.