Textus Originalis

quinta sera abbiamo la nisābūrīah (1), ch'è a dire bietole e pastinache. La sesta sera una fistāqīah (2), cioè bietole e fave; e la settima sera infine la carne. Questo fatto di 'Abū cUṯmān, che Iddio abbia misericordia di lui, è [esempio di] parsimonia e di [buona] regola nel vivere, per chiunque si contenta di ciò che egli ha e non ha bisogno d'altrui, ecc. § 12. Anno 304 (916-7). Dalla biografia di 'Abū Yūnis Nuṣayr, il devoto (3). Racconta 'Abū Bakr Muḥammad 'ibn 'Aḥmad 'ibn 'Ibrāhīm, il maestro di scuola, detto il Siciliano, che dimorando 'Abū Yūnis in Qaṣr 'aṭ Ṭūb in una sua torre, [cominciò] un negro a bazzicare in quel castello nei primi giorni di raǧab, e [continuò a mostrarvisi in tutto quel mese], in šacbān e in ramaḍān. Scorsi cotesti mesi, egli soleva andar via: e proseguì a far questo per parecchi anni. Una volta, poi, andò ad abitare [proprio] in una casa che stava sotto la torre di 'Abū Yūnis; il quale alfin mi disse: «Quest'uomo suol ardere robaccia che fa molto fumo, sia stallatico o somigliante: fammi il piacere di andar da lui e recargli della farina e della legna secca. Continua 'Abū Bakr: Recatomi da 'Abū Yūnis, egli mi diede una scodella con farina, un fiasco d'olio e della legna secca, e ciò dopo il tramonto del sole, quando il castello era già chiuso, e dissemi: vai con questa roba da quell'uomo e avvertilo ch'egli ci soffoca col fumo; io andai, ecc. (1) Derivato dal nome della famosa città di Nisapūr in Persia. (2) Pistacchiata? (3) Foglio 73 (oggi 71) verso.