Textus Originalis

§ 13. Segue l'anno trecento sedici (928-9) (1). Quest'anno morì 'Abū cAmr Maymūn 'ibn cArār, 'al Malcūn (2), e fu sepolto a Bāb Silm («porta della pace» in Qayrawān). Fu uomo dabbene, religioso ed onorato; apprese [le tradizioni] da Saḥnūn, e segnalossi tra i costui discepoli. Questo 'Abū cAmr tenne il magistrato del Maẓālim (3) in Qayrawān; poscia quello di cadì in Sicilia. Quand'ei fu promosso a quest'ultimo ufizio, passando di Sūsah [per andare al suo posto] disse alla gente: «O cittadini di Sūsah, questo è il mio vestito, questa la mia pelliccia, questo il sacco co' miei libri, e questa la negra che mi serve, che ha seco una giubba e un vestito (4). Con questa roba vengo a voi: ponete mente, [e poi vedrete] quella che riporterò». Dice 'Abū 'ar Rabīc: «So dal siciliano Sacīd 'ibn cUṯmān che quando cAbū cAmr arrivò nella [capitale della] Sicilia, noi gli dicemmo: questa è la casa del cadì; smonta qui. Al che egli rispose: «l'è troppo grande; come farei a starvi?». Albergò, dunque, in una piccola casuccia; nella quale la serva negra attendeva a filare, ven- (1) Foglio 79 (oggi 77) verso. Forse l'anno va corretto trecento dodici, perchè nello stesso foglio precede il trecento undici, e segue il trecento tredici. (2) Significa «il maledetto». Suppongo erroneo questo vocabolo, o che vi sia lacuna, per esempio, di qualche periodo, nel quale fosse per avventura nominato cUbayd Allah. Chi sa? una persecuzione dell'usurpatore contro quel devoto. Per l'autore i maledetti erano i Fatimiti e i loro seguaci. (3) Su questo magistrato eccezionale V. St. de' Mus., II, 7, 8. (4) Kiswah, come or ora, e più sopra a pag. 315. Traduco farwah «pelliccia» e ǧubbah «giubba».