Textus Originalis

deva il filato e spendea pel padrone ciò che le ne tornava. Quando accadea che alcuno picchiasse alla porta, la serva usciva e dicea: «Aspettate che or viene il cadì». Così andaron le cose, finch'egli, ammalatosi, stette tre giorni senza uscir di casa; onde la gente si fece a picchiar la porta, e comparve la negra dicendo: «Entrate, o signori, a far visita al cadì, che è ammalato». Continua Sacīd: «Noi entrammo e lo trovammo che posava il capo su due guanciali imbottiti di paglia e giacea sopra una stuoia di papiro (1). Quand'egli ci vide si messe a piangere e disse: «Affediddio ho fatto ogni sforzo [a sostenere l'ufizio] finché ho potuto». Andò via, ancora infermo, dalla Sicilia, dicendo ai cittadini: «Che Dio vi provvegga di [un] cadì migliore di me». Al che risposero: «Iddio ti dia salute». Arrivando in Sūsah, disse alla gente [che lo accoglieva]: «O cittadini di Sūsah, come venimmo qui, e così ritorniamo. Questo è il mio vestito, questa la mia giubba (2) e il mio sacco di libri, e questa qui la negra che mi fa i servigi di casa». § 14. (3) Anno trecento diciotto (930-1). Morì quest'anno in Tunis 'Abū Sacīd Luqmān 'ibn Yūsuf, 'al Ġassānī (della tribù di Ġassān). Ei fu lodato da 'Al 'Anbārī; il quale dice ch'ei possedea dodici rami di scienza. Studiò con cAbd 'al Ǧabbār, con cIsā 'ibn Miskīn e con Yaḥyà 'ibn cUmar. (1) Nel testo bardī. V. 'Ibn Ḥawqal, qui sopra, Cap. IV, pag. 21. (2) Così nel testo. Sopra non si è detto della giubba del cadì. (3) Foglio 79 (oggi 77) recto.