Textus Originalis

Si narra ch'ei passò quattordici anni in Sicilia a spiegare la Mudawwanah (1), e che [nelle lezioni] solea tener questo libro [appoggiandosi ad] una tavola, [sì intento all'opera ed assiduo], che l'angolo della tavola gli fece una piaga nelle costole; del qual [malore] ei morì. Dice 'Al 'Anbārī: trovandomi una volta con lui nella moschea ǧāmic di Tunis, ch'era giorno piovoso, egli si lavò i piedi nel rigagnolo che scorre nel cortile. Un tale allor gli disse: «O Šayḫ, [che fai tu!]: ti lavi i piedi nella moschea!». Al quale rispose Luqmān: «cAtā 'ibn Rabāḥ (2) facea le abluzioni nella moschea della Mecca. [Guardate] costui che mi vuol impedire di lavarmi i piedi nella moschea di Tunis!». § 15. (3) Anno trecento ventidue (934). Quest'anno morì ['Abū Ǧacfar] 'Aḥmad 'ibn Muḥammad 'ibn cAbd 'ar Raḥīm 'ibn Sacīd 'at Tamīmī (della tribù di Tamīm), detto 'Al Qaṣrī (4), liberto dell'emiro 'Al 'Aġlab 'ibn Sālim; il quale fu sepolto a Bāb silm. Dice 'Abū 'al cArab: Questo 'Abū Ǧacfar studiò con noi presso i nostri šayḫ, e si applicò molto al Corano ed alla tradizione. Fu [autore] degno di fede. Al dir del giureconsulto 'Ibn (1) «La raccolta», quasi «il Digesto»: famosa compilazione di giurisprudenza malekita, su la quale si vegga Haji Khalfa, tom. V, pag. 476, N. 11, 702. (2) Par che vada corretto cAṭā 'ibn 'abī Rabāḥ. Questi fu celebre tradizionista e giureconsulto della Mecca, nel primo secolo dell'egira. (3) Foglio 79 (oggi 77) recto. (4) Cioè del Castello. Forse si intende dell'antica residenza degli Aġlabiti, detta «il Castel vecchio».