Textus Originalis
'al Aǧdābī, questo 'Abū Ǧacfar fu [anche] uom virtuoso. Raccontasi che andato a visitare Yaḥyà 'ibn cUmar in Sūsah, e trovato che questi avea composto un [nuovo] libro, sel volle copiare; ma non avendo di che comperar la carta (warq) si vendè la camicia ch'egli aveva addosso, e col prezzo acquistò della vecchia pergamena (1), su la quale trascrisse il libro, e, dopo averlo confrontato, lo recò al Qayrawān. Dice Sacīd 'ibn Muḥammad 'ibn Ǧarīr, ho visto 'Abū Bakr 'ibn 'al Lubād andare a piedi a casa di 'Abū Ǧacfar 'Aḥmad 'ibn cAbd 'ar Raḥmān 'al Qaṣrī, per aver da lui un libro, del quale egli copiò ciò che ['Abū Ǧacfar] avea sentito dalla bocca di Yaḥyà 'ibn cUmar e d'altri. E ciò perchè 'Abū Ǧacfar era tenuto [scrittore] degno di fede ed esatto. Dice 'Ibn Salbūn: nella nostra fanciullezza, stando un giorno [in istrada] a giuocare, e vedendo passarci da presso 'Abū Ǧacfar, smettemmo il giuoco e ci mettemmo a fuggire, per la riverenza e la venerazione ch'egli ci ispirava. Dice 'Abū Ǧacfar 'ibn Naṭīf, talvolta svegliandomi dal sonno, io vidi una luce che scendea dal cielo sul Kitāb 'al Mucǧizāt (libro dei miracoli), bellissimo libro che contiene più di sessanta capitoli, (1) Raqq, al plurale ruqūq, ha propriamente tal significato nel Mascūdī qui sopra, Cap. II, pag. 3, dove è detto che la pomice serviva a raschiare lo scritto dai diftar, ecc. Ma debbo avvertire che significò, almeno in Sicilia, nel XII secolo, anche pergamena nuova. Si vegga la gran platea arabo-greca de' vassalli del vescovo di Catania, presso Cusa, Diplomi, p. 595. In calce si avverte esser composto il ruolo di sette ruqūq.