Textus Originalis

al quale l'autore pose il titolo di Kitāb taḥdīd 'al 'īmān wa šarāyc 'al 'islām (Delimitazione della Fede e precetti dell'islamismo), che io ho esaminato dal principio alla fine, e l'ho letto più volte in Sicilia e nell'Affrica [propria]: che il Sommo Dio ne faccia profittare di questo libro e prosperi il suo autore, ecc. § 16. Anno (trecento) diciannove (931-2) (1). Questo anno morì 'Abū 'al Ḥasan 'aṣ Ṣiqillī, 'al Ḥarīrī (il siciliano, il setaiuolo). [Abbiam letta la seguente notizia] di proprio pugno di 'Abū Sulaymān Rabīc, 'al Qaṭṭān (il bambagiaro). Questo 'Abū 'al Ḥasan era dei più bravi uomini [del mondo]. Ci è stato raccontato ch'egli solea tacer sempre, né apriva bocca se non che per lodare il Sommo Iddio o far somiglianti giaculatorie. Ogni volta che sentiva annunziare la preghiera, gridava: ahimè; stracciavasi in terra, e lamentavasi dicendo: «Me lasso, che ho passata la vita nell'errore! ». Continua Rabīc 'al Qaṭṭān: Io gli ho inteso dire: «Per quel Dio che è unico e solo, nessuna cosa in «questo momento mi conforterebbe più che l'andare «alla presenza del Sommo e Glorioso Iddio; perchè in «lui si figgon tutti i miei pensieri». «Affediddio, gli «risposi, tu mi rallegri [con queste parole]». Andati un giorno a visitarlo in casa sua, presso la moschea di 'Abū Zarmūnah, egli ci disse: «Vivea con noi nella frontiera (2) di Sicilia un uomo per nome 'Abū cAlī (1) Foglio 79 (oggi 77) verso. Mancano le centinaia, ma nello stesso foglio precede il trecento ventidue e segue il trecento ventitré. (2) Così chiamavansi, piuttosto che meramente paesi, quegli esposti agli assalti del nemico, e specialmente i marittimi.