Textus Originalis

raǧ, il quale [poi] raccontava [il suo caso con queste parole]: «Affediddio ch'io vidi delle scale drizzate «dalla Terra [ed appoggiate] al cielo, dalle quali scen«devano donzelle, che mai io non n'ebbi a mirar di «tali che lor somigliassero. Ciascuna teneva in mano «un fazzoletto verde, e volgeasi ad uno dei martiri «[stesi sul campo]; gli prendea la testa, se l'adagiava «in grembo, e col fazzoletto gli tergeva il sangue, e, «risalendo [in cielo], recava seco il martire». Continua 'Abū 'al Ḥasan: soggiugnea Mufarraǧ: «Quando scese verso di me la mia donzella e vide che io «non era morto, se ne tornò su tutta addolorata, dicendo: «O sventura, egli vive; oh la mia vergogna di faccia alle «compagne!», e così andò via. Ripigliava poi Mufar«raǧ: Tuttociò avvenne mentr'io era ben desto. Fin «d'allora non smetto di rimpiangerti, o mia sorella, né «smetterò finché io non ti raggiunga!» Narra 'Abū 'al Ḥasan che, dopo questo fatto, Mufarraǧ diessi più che mai ad una vita di penitenza, e di ascetismo, non pensando ad altro che al Sommo Iddio ed alla vita futura, e non cibandosi che di vegetabili, e così visse quel tempo che Dio sa. Quante volte gli si dicea: «Smetti, o 'Abū cAbd 'as Silm, già . . . (1) per arrivare ai giardini [del paradiso]»; egli rispondea: «Che mi dite, o scia«gurati! No; io non ho scusa presso il mio signore»; indi ricantava loro la sua storia e piangea. Dice 'Abù 'al Ḥasan: «Continuò per sei anni a consumarsi in questa [fissazione], indi morì santamente, e conseguì, se piacque al Sommo Dio, lo scopo delle sue brame». (1) Segue una parola illeggibile. Forse dee dire: «hai fatto abbastanza».