Textus Originalis

e i giardini di quei contorni. Questo fuoco mette a volte un raglio terribile che par tuono: e volano in mezzo [al fumo] delle materie incandescenti (1), ciascun pezzo delle quali, alla vista, par grosso quanto un camelo: coteste materie s'infrangono in aria e sparpagliansi in faville. Se una favilla cade sopra un sasso, lo brucia e lo converte in cenere, che è portata via dai venti. Dice il narratore: le navi dei Musulmani stettero per cinque giorni di faccia al monte [ferme] per mancanza di vento. Il sesto giorno continuarono il viaggio alla volta di Alessandria. Lo šayḫ 'Abū 'al Qāsim 'ibn 'al Ḥākim (2), il devoto, che soggiornava nel palagio del califo in Bagdad ed era nato in Sicilia, mi ha dati intorno a quell'isola ed al [suo] fuoco dei ragguagli che tornano a' sopraddetti. Egli mi ha raccontato che, quando casca nell'acqua qualche pezzo di queste materie incandescenti, divien pietra negra e leggiera che galleggia sull'acqua, ed è quella per l'appunto con la quale si stropicciano i piedi [nel bagno]. Ripiglia il narratore [della storia]: Or essendo stato Costante gittato dai venti nell'isola di Sicilia, la gente gli si fé' all'incontro, dicendogli: «Tu hai fatto perire il popolo cristiano ed (1) Il testo ha ǧamr, nome collettivo del carbone ardente. Mi è parso che «materie incandescenti» renda meglio l'idea. Questo cenno sulle eruzioni dell'Etna è cavato dalla descrizione, originale a quanto ci sembra, di 'Abū Ḥāmid, Bibl., Cap. VIII, p. 74, del testo e 135 della vers. L'autore della parafrasi, col suo stile da romanzo, ha sostituito, nel paragone, i cameli alle balle di cotone. Cf. St. de' Mus., I, 85, nota 2. (2) Nominato da 'Abū Ḥāmid nel nostro Cap. VIII, pag. 134 di questo volume. Il paragrafo del falso Wāqidī è tolto da quell'autore del XII secolo.