Textus Originalis

orbati i fanciulli». Ed egli tacque: poi lor chiese un baglio; nel quale essendo egli entrato, la gente gli saltò addosso coi cangiarri, gridando: «Hai fatta perire tutta la nostra gente, e ritorneresti salvo tu solo al tuo palagio? Non sarà mai»: e l'uccisero. Pervenuta la nuova [della costui morte] ad cUṯmān 'ibn cAffān, che Dio l'abbia in grazia, egli esclamò: «Sia lode a Dio «che l'ha fatto perire; egli era nemico dei Musulmani». Indi cAbd 'Allah 'ibn Sacd (prefetto d'Egitto) scrisse ad cUṯmān 'ibn cAffān, domandandogli il permesso di [far l'impresa di] Affrica, ecc. (1). § 2. Dice il narratore (2): Indi assursero i Musulmani al conquisto della Sicilia. Paese era questo di gran momento, poiché dai tempi più antichi infino ai nostri non sedette re dei Rūm, se non che in tre luoghi della Terra: Sicilia, Roma e Costantinopoli. La Sicilia è grande e fertile isola, [della estensione] di tre giornate [di cammino in lunghezza] sopra altrettante [in larghezza], ed ha fontane copiose ed alberi con frutta stupende. Si proponea Mucāwīah di assalirla, e ne scrisse ad cUṯmān 'ibn cAffān, che Iddio l'abbia nella sua grazia. Ma risaputo ciò dagli Affricani, essi mandarono a dire ai Siciliani: «Ecco che gli Arabi si propongono di portarvi la guerra: guardatevi!» Giunta così fatta nuova al principe di Sicilia, fieramente ei se ne sdegnò e proruppe [in queste parole]: «Credon dunque «gli Arabi che noi siamo come certi altri, [per esempio] «come gli Affricani?» Partiti intanto i Musulmani (1) Segue il racconto di quest'impresa e immediatamente appresso quello di Sicilia. (2) Foglio 119, verso.