Textus Originalis
«nostro soggiorno il paradiso; e voi, se vi uccideremo, «avrete per soggiorno il fuoco, sì come ha detto il no«stro profeta Maometto». Il principe di Sicilia rispose: «Di' al vostro emiro, che la Sicilia non somiglia alle «città dei Rūm, che voi avete conquistate: di' che «il caso non è quello che voi supponete, e che la Si«cilia sta tranquilla [tra tutte queste vostre minacce]. «Sì che vedendo il numero della nostra gente, e la «gran copia delle nostre armi, voi vi pentirete d'esser «qui venuti. Nessuno mai ci ha portata guerra, che «egli non ne sia [uscito] con vergogna e confusione. «Potremmo noi [piuttosto] assalire i popoli di tutte le «altre religioni nelle case loro; far prigioni [le loro «donne]; umiliarli e recarli in questa nostra isola «avviliti, cattivi e sottomessi. Voi ci chiamate a se«guir la vostra religione? Impossibil cosa! Non la«scerò mai la religione mia, de' miei padri e de' miei «maggiori. Ci chiedete il tributo? Ma è forza di con«tentarvi s'io vi concedo pace, e vi lascio andare «senza che noi riportiamo la guerra nei vostri paesi». Sentito questo discorso il musulmano disse al principe della Sicilia: «Hai tu finito?», e quegli: «Sì!». [Allora il musulmano ripigliò]: «Noi siamo tal gente «che non tiene sventura il combattere, né vergogna «il morire. Morire in battaglia ne piace più che vi«vere [inerti!]». Mentre il musulmano così parlava al principe di Sicilia, un patrizio [ch'era presente] lo interruppe: «O beduino, chi di voi si vuol misurare «meco in duello?» «L'ultimo de' nostri, e il più vigliacco», rispose il musulmano. Adirato il patrizio a tal risposta uscì precipitosamente dalla porta del castello, con una spada ignuda in mano ed una targa dorata, e avviatosi al