Textus Originalis
campo musulmano, fece la sfida. Accettolla un affricano fatto musulmano. Scambiati due colpi, l'affricano prevenne il patrizio con un terzo, che lo colse al sommo della testa e lo fé' cascar morto. Stette l'affricano sul campo gridando con tutta la forza della voce: «Or chi viene?». Il principe di Sicilia [allor] domandò: «È questi un arabo?». Gli fu risposto: «Un affricano, convertito alla loro religione». Ritornossene il re allibito nel suo castello, e i Musulmani cominciarono a fare correrie fino alle ultime estremità della Sicilia, e riportaron preda. Sbarcati indi i mangani che aveano sulle navi, li drizzarono contro le fortezze della Sicilia (1) e fieramente bersagliarono gli abitatori; avendo Iddio concesso ai Musulmani, che i sassi scagliati da loro [sempre] colpissero il segno. Con queste macchine fecero maraviglie contro le fortezze degli Infedeli. E i Rūm dal canto loro mossero in opera le loro cārrādāt (2), ma senza prò. I Musulmani li soggiogarono e li cacciarono di lor case. In questo mentre il principe di Sicilia uscì dal castello, avendo già raccolto grande numero de' suoi sudditi: [il quale esercito assalì] con alte grida, con un dar nelle trombe, ed uno sfoggio d'ogni maniera di ordegni da guerra. I Musulmani ordinarono le lor file e fecero mostra di loro armi. S'avventarono allora i Rūm sull'[ala] sinistra dei Musulmani e la ruppero. (1) Dal seguito del racconto si scorge che l'autore dà il nome dell'isola, come faceano gli Arabi, alla capitale, e che però egli qui intende dire di Siracusa. (2) Ossia «tonanti». Secondo i dizionari lo strumento da guerra così chiamato era più piccolo di quello che gli Arabi dissero manǧanīq, con lieve alterazione del greco μάγγανον.