Textus Originalis
notte, e chiusi al sonno gli occhi [degli animanti], i Musulmani si adagiarono in lor navi, e sciolsero dalla costiera di Sicilia [favoriti da] un leggiero soffio di vento, al quale alzaron le vele: le navi correano, protette da Dio, senza tempesta e senza timore alcuno; sì che al far del giorno si trovarono lontane dalla Sicilia. Arrivati i Musulmani alla costiera di Siria, gittarono le àncore e sbarcarono la preda e i prigioni. Andati poscia a Damasco, appresentaronsi a Mucāwīah, il quale, cavato il quinto d'ogni cosa, inviò questa [parte degli acquisti] ad cUṯmān, che Dio l'abbia in grazia, e gli scrisse ragguagliandolo del felice ritorno dei Musulmani e di ciò ch'era avvenuto in Sicilia. Rallegrasene cUṯmān e gioì della salvezza dei suoi. Dopo la scorreria di Sicilia, i Musulmani non ne fecero altra che quella [dell'isola] di Arado, ecc. (1). (1) Dopo la occupazione di Arado, si nota essere stata questa l'ultima vittoria riportata sotto il califato di cUṯmān; il quale fu ucciso il medesimo anno. CAPITOLO XXXIII. Dal Kitāb 'al Fatḥ 'al Qussī fī 'al Fatḥ 'al Qudsī. (Vena d'eloquenza qussita [usata a descrivere] il conquisto di Gerusalemme). Opera dell'imām, ecc. cImād 'ad dīn, cAzīz 'al Islām (colonna della Fede, rarità dell'Islamismo), 'Abù cAbd 'Allah Muḥammad 'ibn Ḥāmid, 'al Kātib 'al 'Iṣfahānī (il segretario ispahanese) (1). § 1. (2) Dal racconto dell'arrivo di cImād 'ad dīn, principe di Sinǧār [al campo di Saladino], e del suo colloquio col sultano. Partiti di questa città (Tortosa) il quattordici del mese (di ǧumādī, primo dell'anno cinquecento ottantaquattro = 11 luglio 1188), per brandire contro i nemici le spade conquistatrici, noi smontammo in Marāqīah (3), ch'era già vota di gente, e la sua prospe- (1) Codice A, Bibl. di Parigi Anc. fonds, 714; B, ibidem Anc. fonds, 715. Nel primo si dice: «finita la composizione il quattordici ǧumādī, 1° del 600 (19 gennaio 1204)». Si fa manifesto fin dal titolo il genio secentista dell'autore. Un vescovo arabo, Quss, era celebre per la sua eloquenza: il derivativo del suo nome qussī si allitera con qudsī, derivativo del nome arabico di Gerusalemme. Anche fatḥ significa «vittoria» e «polla d'acqua». (2) A, foglio 99 recto; B, foglio 82 verso. (3) Città su la costiera di Siria. Guglielmo di Tiro, Lib. IX, cap. 17, la chiama Marmata. La cita Edrisi, vers. di Jaubert, I, 360, e Yāqūt, Mucǧam, IV, 501.