Textus Originalis

rità era dileguata e disfatta. Trapassammo questo luogo per andare a Ǧabalah, lungo la costiera, a piè del castello di Marqab, ch'è fortalizio degli Spedalieri, e sorge sopra un'alta spalla [di montagna], erta e [sparsa] di precipizii; [se non che lascia], a chi il tenti, un passo angusto ed aspro. Non c'era modo di evitar questa gola, né di scansar questo cammino. I Franchi aveano attelate [lungo la costiera] le loro navi; e sbarravano la via, respingendo al par fanti e cavalieri: avean messi su i loro ǧarḫ (1) per ferire, e drizzate le zambūrak per piagare e atterrare [i nostri]. Duro [dunque] il tragitto, spessi gli impedimenti, attraversato il cammino: conveniva andar guardigni; e pur era forza uscire [dal mal passo, mentre] ne comparivano tutte le difficoltà. La cagione di [questo intoppo fu] che il principe della Sicilia, volendo liberare i Franchi dai travagli [che duravano contro Saladino], allestì un'armata con ogni maggiore sforzo, e caricovvi gran salmeria di ordegni da guerra e grande numero d'uomini. Coincise in questi giorni l'arrivo di così fatta armata, nella quale si contavano sessanta legni (2), che ciascuno di essi l'avresti cre- (1) Macchine da lanciar grossi dardi. Si vegga il testo di 'Abū Šāmah 'al Muqaddasī, Bibl., p. 334, lin. 1, e Reinaud, Extraits, pag. 446, nota, nella quale si cita anco la zanbūrak o balestra da lanciare quadrelli; di che lo stesso autore tratta più largamente a pag. 255. Si vede anco da Bahā' 'ad dīn, ediz. di Schultens, pag. 150, che la zanbūrak lanciava de' proiettili diversi dalle frecce ordinarie degli Arabi. (2) Così genericamente va tradotto in questo luogo il vocabolo qaṭācih, che poi rima con qala c h «ròcca», e con talac h «collina». Il gioco di parole ricomincia tra ṣīnī «galee», šān «affare» e šann «spargere» (le gualdane).