Textus Originalis
cosa], e che così farò [quante volte mi avverrà] di citare altri che 'Al Bakrī e 'Ibn Ǧālandah. Così Dio mi aiuti. Scrive 'Al Bakrī, che Dio abbia misericordia di lui, che l'isola di Sicilia è larga cencinquantasette miglia e lunga censettantasette, e che ne gira cinquecento. Ripiglia ['Al Bakrī]: Raccontasi ch'essa sia di figura triangolare, e abbondi di animali, di grani e di frutte. La sua capitale Balarmūh (1) (Palermo) [giace su la costiera settentrionale del]l'isola, a sette notti [di cammino] dallo Stretto [di Messina]. In Sicilia è il gran vulcano, del quale non si conosce al mondo cosa più terribile all'aspetto, né più singolare in sostanza. È questo in due isole a settentrione della Sicilia. Quando spira il vento meridionale, vi s'ode un terribile rombo, somigliante a quello di fortissimo tuono (2). Nell'isola di Sicilia è notissima la tomba di Ǧālīnūs (Galeno), il quale, partito da Roma, viaggiava alla volta della Siria, per andarvi a trovare i compagni di Gesù, sul quale sia la pace (3). Dice 'Abū 'al Ḥukm 'ibn Ǧālandah: Scatu- (1) Questa lezione indicherebbe per avventura l'origine cristiana, o almeno siciliana, della notizia. (2) Il cenno attribuito qui ad 'Al Bakrī corrisponde, con poca differenza, a quello che 'Al Qazwīnī dice aver tolto da 'Al cUḏrī, Bibl., Cap. XVII, testo, pag. 142, e nel presente volume 239, 240. (3) Sembra molto verosimile che la sepoltura di Galeno in Palermo sia la medesima attribuita ad Aristotile da 'Ibn Ḥawqal, qui sopra, Cap. IV, pag. 11. Di questo fatto non troviamo alcuna notizia nelle agiografie cristiane. Al contrario lo ripetono quasi tutti gli autori musulmani che toccan la storia della scienza greca. Io ne farò argomento di apposito lavoro, poiché eccederebbe i limiti d'una annotazione.