Textus Originalis

riscono in Sicilia delle acque acidulate, e vi hanno delle miniere di solfo giallo, del quale non si trova simile in altro luogo. Questo minerale [si rinviene] nell'isola del vulcano. [Lo cavano dei] picconieri pratici a maneggiarlo; i quali, per cagion del calore e della siccità di questo [minerale], soglion perdere i capelli e le ugne. Raccontasi che certi giorni essi lo veggono scorrente e liquido, e che gli scavano nel suolo dei posti nei quali si raccoglie. Dopo un certo tempo lo trovano impietrito e lo tagliano colle piccozze. Sono in Sicilia tre pozzi, dai quali in un dato tempo dell'anno esce dell'olio di nafta; nel mese, cioè di šabbāṭ (febbraio) e nei due seguenti. L'uomo scende nel pozzo pei gradini [che vi son tagliati] sino al fondo: ei si camuffa bene il viso e si tura le narici, perchè se respirasse in fondo del pozzo, morrebbe immediatamente. [Il liquido] che se ne attinge è messo in pentole, nelle quali galleggia la parte oliosa, che è quella che si adopera (1). Giacciono questi pozzi in vicinanza di Siracusa. Nella capitale della Sicilia son due fiumi che scaturiscono da una medesima fonte (2). (1) Questa descrizione torna in generale, e talvolta per tenore, a quella che 'Al Qazwīnī riferisce ad 'Aḥmad 'ibn cUmar 'al cUḏrī, qui sopra, Cap. XVII, § 2, pag. 240; se non che la raccolta della nafta è quivi riportata al rabīc primo. Evidentemente l'autor della notizia è 'Al cUḏrī, che visse dal 1003 al 1085, e fu maestro di 'Al Bakrī: parmi poi verosimile ch'egli abbia indicata la stagione secondo i due calendarii, solare e lunare. Durante la vita di 'Al cUḏrī, il mese di šabbāṭ, ossia febbraio, coincise in parte col rabīc primo ne' due periodi 1032-35 e 1064-67. Su l'opera di 'Al cUḏrī si vegga il Cap. VII, § 1, pag. 37 di questo volume, nota 4. (2) È copiata qui la favola delle due Imere, aggiuntovi che quella maraviglia si vedesse proprio in Palermo. Si ricordi che i Musulmani