Textus Originalis
si appiattò per bene, e mandò il suo zio Rabāḥ coi più valorosi, i quali camminaron la notte con molta cautela, conducendo seco quel cristiano [che facean camminare] incatenato dinanzi Rabāḥ. Il [vile] mostrò loro il luogo donde conveniva entrare per prender la città. Appoggiate le scale, salirono sul monte e arrivarono, poco innanzi l'alba, a piè delle mura della città, mentre le scólte dormivano. Si ficcarono per una porticina [praticata] nel muro, dalla quale entrava l'acqua in città, e di là anco si buttavano le immondizie. Quando tutti i Musulmani furon dentro, dettero addosso ai Rūm, ed aprirono le porte della città: dalle quali entrò 'Al cAbbās col resto dell'esercito, in su l'ora della preghiera mattutina del giovedì, quindici di šawāl (24 gennaio 859). Immediatamente egli vi acconciò una moschea (1), nella quale rizzò il pulpito e [salìvvi per] pronunziare la ḫuṭbah (2) il venerdì. Ei messe a morte tutti i combattenti che trovò; i Musulmani presero figliuole di patrizii coi loro corredi e figliuoli di re. Trovarono in Castrogiovanni [tante ricchezze] ch'egli è impossibile a descriverle: quel giorno sì che fu umiliato di molto il politeismo in Sicilia! Risaputo il fatto dai Rūm, il re loro mandò da Costantinopoli un patrizio con trecento salandre e un grosso esercito. I quali, arrivati che furono a Siracusa, 'Al cAbbās mosse contro loro dalla capitale; venne a battaglia con essi e ruppeli; onde risalirono sulle navi e fuggirono. I (1) Il testo ha il verbo che vuol dir «fabbricò», ma lo si usa anche col significato di «piantare una tenda». (2) Sermone che si premette alla preghiera pubblica.