Textus Originalis

volta dell'Etna; dove gli arrivarono oratori del popolo di Taormina (1) che chiedea l'accordo. Egli mandò a Taormina per [trattare questo negozio] la sua moglie e il figliuolo; e l'accordo fu conchiuso. Ma quei [di Taormina] lo spezzarono; onde Ḫafāǧah spedì contro di essi, con un esercito, il figliuolo Muḥammad; il quale espugnò la città e fece prigioni gli abitatori. Il medesimo anno Ḫafāǧah mosse contro Ragusa: a ciò quel popolo chiese l'accordo a condizione che andassero liberi . . . (2) uomini colla loro roba e i loro animali, e il resto fosse [buona] preda. Al che [l'emiro assentì] e, prese quanto era nel castello: roba, schiavi, animali, ed altro. Stipulò [similmente] la tregua con Ḫafāǧah il popolo di 'Al Ǧīrān (3) ed altri, ed egli prese molte castella; indi ammalatosi, ritornò in Palermo. L'anno dugento cinquantatrè (11 genn. a 31 dicembre 867) Ḫafāǧah movea di Palermo contro le città di Siracusa e Catania; dava il guasto ai contadi; ne distruggea le messi; indi ritornava. Le sue gualdane, sparse per tutta la Sicilia, riportarono grandi prede. (1) I tre codici hanno Ṭ.b.rmīn. Ma sembrami errore, da correggere forse Ṭ.rġīnis. Cf. la pag. seg. e St. de' Mus., I, 347. (2) Manca in tutti i codici il numero, probabilmente uno o più centinaia, come indicherebbe anche la forma grammaticale della cosa numerata. (3) Vuol dire «grotte». Il codice A, che ha questo medesimo squarcio in due volumi diversi, dà nel tomo I, fog. 200, recto, la lezione 'Al '.brān; nel tomo II, 'Al Pīrwān: erronee entrambe. Forse son le medesime grotte, delle quali si è fatta menzione nel primo assedio di Siracusa, a pag. 366, ovvero le quaranta citate a pag. 374, o, infine, quelle di Q.r.q.nah, di cui poc'anzi a pag. 382.