Textus Originalis

«Sì che ti darem segnalata vittoria (1)». E 'Ibrāhīm a costui: «Recita piuttosto: «Ecco due litiganti, tra' quali si disputa chi sia il Signor loro (2)». E recitati che furono [que' due versetti]: «Oh Gran Dio, ripigliò 'Ibrāhīm, per te oggi io litigo con gli Infedeli!». E caricò, seguito dagli uomini di più alto consiglio; e ruppe gli Infedeli, de' quali i Musulmani fecero strage quanto vollero, ed entrarono insieme con essi in città con la spada alla mano. Parte dei Rūm che si trovavano in Taormina, montò su le navi e fuggì; parte, riparò nel castello [superiore]. I Musulmani lo circondarono; l'assalirono; costrinsero il presidio ad arrendersi; presero tutta la roba; cattivarono le donne e i bambini: il che avvenne il ventidue di šacbān (1 agosto 902). Comandò 'Ibrāhīm di mettere a morte i combattenti e vendere i prigioni e la preda. Pervenuta poi al re dei Rūm la nuova della espugnazione di Taormina, ei se ne accorò tanto, che per sette giorni non si messe la corona in capo, non convenendo, così diceva, ad uom tribolato cinger corona. Riscotendosi [a questa sventura], i Rūm pensarono di far nuova spedizione in Sicilia, per difender l'isola dai Musulmani. Ma risaputo che 'Ibrāhīm [pensava di] assalire Costantinopoli stessa, il re lasciò quivi un grande esercito, e un altro ne mandò in Sicilia. Insignoritosi di Taormina, 'Ibrāhīm sparse incontanente le gualdane per le città di Sicilia ch'eran tenute ancora dai Rūm: una gualdana a Mīqūš (3), (1) Corano, XLVIII, 1. (2) Idem, XXII, 20, 21. (3) Si vegga questo nome in Edrisi, qui sopra, Cap. VII, pag. 118, nota 1.