Textus Originalis

ed una a Demona; le quali trovarono che già gli abitatori aveano sgomberato; onde presero quanto v'era [in quei castelli]. Un altro corpo di Musulmani fu mandato da 'Ibrāhīm a Rametta, ed uno ad 'Al Yāǧ (Aci) (1). Gli abitatori di questi castelli offrirono di pagar la ǧiziah; ma 'Ibrāhīm non accettò, volendo assolutamente che gli fossero consegnate le fortezze: il che fu fatto; ed ei le diroccò entrambe. Mosse poi contro Cosenza (2); dalla quale vennero oratori, chiedendogli l'accordo; ma nol concesse. Avea già addosso la malattia [che lo trasse a morte], cioè una dissenteria. Gli eserciti Musulmani, che assediavano la città, combatteano debolmente, non vedendo seco l'emiro. Egli stanziava in disparte, tutto solo, torturato dal morbo, né potea chiudere gli occhi al sonno, finché venutigli i singhiozzi, spirò la notte del sabato, diciassette di ḏū 'al qacdah dell'anno dugento ottantanove (23 ottobre 902) (3). I savi dell'esercito deliberarono unanimi di affidare il comando ad 'Abū Muḍar, figliuolo di 'Abū 'al cAbbās cAbd 'Allah, a fin di mantenere [in buon ordine] la gente [e in sicurtà] i tesori e le salmerie, finché l'esercito non arrivasse in Affrica appo il suo padre. Composto il cadavere d' 'Ibrāhīm in una bara, lo riportarono in Affrica e seppellirono ad 'Al Qayrawān: che (1) A, 'Al bāǧ; C, senza punti; M, 'At tāǧ. (2) A ed M danno cattive lezioni di questo nome. (3) Il testo ha 19, ma come il sabato coincise non il 19, ma il 17 di quel mese arabico, così ho corretto a dirittura il numero, che per altro è diverso in varie compilazioni. Cf. St. dei Mus., II, 95, nota.