Textus Originalis
Palermo, con le sue forze di mare e di terra. Presentarongli una nuova battaglia il dieci di ramaḍān (8 settembre) e si pugnò dall'alba a vespro, quando i cittadini toccarono nuova sconfitta, e la strage durò sino al tramonto del sole. Impadronissi 'Abū 'al cAbbās dei borghi della città, che furono saccheggiati. Molti si rifuggirono a Taormina, uomini e donne. Rakamūwayh ed altri [che avean fatta la] guerra al par di lui, si salvarono chi in Costantinopoli e chi in altri paesi cristiani. Entrato intanto 'Abū 'al cAbbās in città, perdonò al popolo; ma prese alcuni notabili e mandolli al suo padre in Affrica. Cavalcando poi verso Taormina, tagliò le vigne nel contado ed osteggiò il paese. Passò indi a Catania, alla quale pose l'assedio, ma senza prò; ond'egli tornossene alla capitale, e quivi rimase fino all'entrar dell'anno dugento ottantotto (26 dic. 900), nel quale si apprestò a nuova spedizione. Come prima la stagione si fé' propizia, 'Abū 'al cAbbās allestì l'armata e fecela uscire il dì primo di rabīc secondo (25 marzo 901). Egli si messe a campo a Demona, piantò i mangani [contro la fortezza] e stettevi alquanti giorni. Andato poi in Messina, passò con le navi da guerra in Reggio, dov'erasi ragunato grande numero di Rūm. Diè loro battaglia 'Abū 'al cAbbās, alle porte della città; li sbaragliò, e impadronissi di Reggio, colla spada alla mano, nel mese di raǧab (21 giugno a 20 luglio). Ei fece tanta preda d'oro e d'argento da non potersi noverare; riempì le navi di farina (1) e di masserizie e ritornò (1) Così i codici. Forse, in vece di daqīq, va letto raqīq «schiavi», scambiandosi facilmente in arabico le lettere iniziali di que' due vocaboli. Cf. St. dei Mus., II, 72, 73.