Textus Originalis

l'ingegno, versato nelle scienze [legali] e non ignaro della dialettica. Crebbe durante il suo regno la possanza di ('Abū) cAbd 'Allah 'aš Šīcī (lo Sciita); contro il quale egli mandò il proprio fratello 'Al 'Aḥwal (il guercio), che non era tale veramente, ma gli avean messo questo soprannome perchè egli, guardando fiso, solea sbirciare. Lo Sciita, sapendo la mossa, andò incontro ad 'Al 'Aḥwal con gran tratta di gente, e venuto alle mani con lui presso Kanṭīšah (1), ruppe l'esercito [aġlabita] con grande strage: ma 'Al 'Aḥwal, non ostante la rotta, rimase a fargli testa. Sotto il regno del padre 'Abū 'al cAbbās era vissuto in gran timore, per la maligna indole di quello. Quando 'Ibrāhīm lo mandò in Sicilia, egli espugnò molti luoghi dell'isola; dei quali avvenimenti abbiam detto di sopra, narrando il regno del suo padre. Assunto al governo dell'Affrica, 'Abū 'al cAbbās scrisse a tutti gli cāmil (2) dei paesi una circolare da leggersi in pubblico, nella quale il principe [comandava di usare] benignità [con tutti], e promettea giustizia, umanità e [zelo] per la guerra sacra. E dalla sua parte 'Abù 'al cAbbās compiè le promesse (3). Ei fu anche poeta: e n'abbiamo i seguenti versi, ch'egli compose in Sicilia, dopo aver presa una bevanda. (1) Altri codici hanno K.mūšah e L.mūšah, e nel Bayān si legge K.būnah e Kībūnah. Nessuno di questi nomi si trova nelle opere geografiche. (2) Si vegga il significato a pag. 360, nota 2. (3) Nella edizione del Tornberg, VII, 360, si aggiugne, secondo il codice C: «e convocò un consiglio di cUlamā che lo aiutasse a «reggere i sudditi». Questo fatto è esposto un po' più largamente nel nostro testo, verso la fine del presente paragrafo.