Textus Originalis
ambasciatori a rinnovare la tregua con esso lui, per cagion della tratta dei grani che mandavansi dalla Sicilia nell'Affrica [propria]; perocché in questo paese infieriva la carestia e grande era la mortalità. Anno 537 (27 lug. 1142 - 15 lug. 1143). Come i Franchi assediarono Tripoli di Ponente (1). Quest'anno partirono le navi dei Franchi di Sicilia alla volta di Tripoli di Ponente, e vi posero l'assedio. La cagione [della quale impresa] fu che i Tripolini, regnando nell'Affrica [propria] l'emiro 'Al Ḥasan, non gli vollero mai prestare ubbidienza, e non cessaron mai dalla ribellione e nimistà contro di lui. Essi avean preposto al paese alcuni šayḫ della tribù dei Banū Maṭrūḥ, i quali reggeano la città. Vedendoli in tale [condizione], il re di Sicilia mandò contro di loro un esercito, il quale, arrivato su l'armata il nove di ḏū 'al ḥiǧǧah, sbarcò; diè battaglia alla città e, attaccati i graffi (2) al muro, i Siciliani vi fecero breccia. L'indomani, essendo giunto uno stuolo d'Arabi in aiuto dei Tripolini, questi, rinforzati, tentarono una sortita contro i soldati d'armata dei Siciliani; e con una carica risoluta li ruppero a dirittura e ne fecero (1) A, V, 59 recto; B, III, ad an.; C, V, 173, verso; T, XI, 60. (2) Kalālīb, plorale di kullāb, che significa raffio, uncino, ed anche strumento da cavar denti e sperone. Il verbo «attaccare» che precede, mi dimostra che non si trattava di arieti o gatti, ma di ordegni che aprivano de' varchi strappando la sommità del muro. Simili strumenti furono adoperati dagli ingegneri musulmani di re Ruggiero all'assedio di Montepeloso (1133), come narra l'Abate di Telese, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 275, 276. Cf. St. dei Mus., III, 397.