Textus Originalis

[del quale ragioniamo], sostenne Zīādat 'Allah 'ibn 'Ibrāhīm 'ibn 'al 'Aġlab in tutte le sue guerre, ed assodò il regno di lui. Su questo 'Aḥmad 'ibn Sufiān dettò i seguenti versi Bakr 'ibn Ḥammād 'aṭ Ṭāhurtī (1). Il fratello maggiore e più illustre di questo Aḥmad, per nome Ḫafāǧah 'ibn Sufiān, va annoverato tra gli uomini più cospicui della famiglia dei loro congiunti gli Aġlabiti [regnanti]; e, fatto wālī di Sicilia, rimase lungo tempo nell'isola, e riportovvi splendide vittorie contro i Rūm. § 3° (2). Tra i valentuomini [della corte] degli Aġlabiti fu Muġbar 'ibn 'Ibrāhīm 'ibn Sufiān, uomo di alta [riputazione] e di grande avere (3). 'Ibrāhīm 'ibn 'Aḥmad lo prepose ad 'Al 'Urbus (Laribus) e ad altri governi, e tennelo seco a corte per la sua virtù nel canto (4). Poscia 'Ibrāhīm lo mandò in Sicilia e lo prepose all'esercito di Messina e di Calabria dopo la battaglia di Milazzo. Navigando in una galea per andare in Calabria, egli fu preso dai Rūm e menato in Costantinopoli dov'ei morì. Su questa sua prigionia egli scrisse una lunga qaṣīdah (1) Sopprimo i versi, come sopra. (2) Foglio 36 recto. (3) 'Aṯ ṯarwah, come leggesi nel codice dell'Escoriale. V. Müller, loc. cit. (4) La copia di Parigi ha q.nā', che letto qinā', significa «lancia», e così lo tradussi nella St. dei Mus., I, 427, penultima linea. Il prof. Fleischer, rivedendo il testo, ha corretto ġinā' «canto»; e in vero il vocabolo che precede, e che ho tradotto «virtù», sta meglio con questo che con l'altro significato. Il Codice dell'Escoriale conferma la lezione indovinata dal Fleischer. V. Müller, l. c.