Textus Originalis
che mandò in Affrica dal suo carcere presso i Rūm e che divenne molto popolare al tempo degli Aġlabiti. [Eccone due squarci]: «Ahimè! sapess'io a che la sorte ha condotti i nostri fratelli! [A te lo domando] o Qayrawān; [a te] o Castello! (1)». «Noi, l'assenza ci ha stritolati (2) come la macina [stritola il grano]: non viviamo a ufo, no; stentiam noi». «Sotto varie facce a noi si è mostrata la fortuna: e tutte buie, con occhi torvi e sinistri sguardi». La qaṣīdah finiva così: «Ma speriamo. Colui che salvò Giuseppe dal pozzo; che consolò Giobbe colpito dalla sventura; «Che liberò Abramo dal fuoco [preparatogli] dalla sua gente (3); «Colui che esaltò la verga di Mosè, onde gli si umiliarono gli incantatori, «Egli ispirerà costanza ai prigioni in lor lunga cattività. [Sì che son molti] i mali della cattività, dai quali non v'ha scampo!». (1) Accenna senza dubbio al «Castel vecchio», edificato da 'Ibrāhīm 'ibn 'Aḥmad a tre miglia dal Qayrawān. V. 'Al Bakrī, Descrizione dell'Affrica, testo di Algeri, pag. 28. (2) Seguo la lezione taḥtahā che il Müller, op. cit., pag. 274, ha trovata nel Codice dell'Escuriale. Questa figura della macina è usata anche in prosa; per esempio: «la macina della guerra» significa dov'è più forte la pugna. (3) Secondo le tradizioni arabiche seguite nel Corano, Abramo fu gittato nel fuoco per comando di Nembrotte, e vi si trovò come in un fresco giardino. Sura XXI, verso 68 segg., col comento di 'Al Bayḍāwī, ecc.