Textus Originalis
e dei mangani; la qual gente [insieme coi soldati e coi marinai] sommava a cinquantamila uomini. Compiuto lo sbarco, fecero una cariea che respinse gli Alessandrini fin sotto le mura, con perdita di sette uomini; nel quale scontro patì il martirio Maḥmūd 'ibn 'al Baṣṣār, colto da un dardo di ǧarḫ (1). Le navi franche venivano a forza di remi per entrare nel porto, nel quale stavano navi da guerra e navi da commercio; ma i nostri ci arrivarono prima di loro, e sfondate le navi, le sommersero per impedir che le prendesse il nemico. Bruciarono altresì quel che poterono, e il combattimento durò infino a sera. Il nemico piantò allora le tende in numero di trecento, e al far del giorno mosse contro la città; la strinse d'assedio e drizzò tre gatti co' loro montoni e tre mangani grossissimi che scagliavano massi neri portati di Sicilia: della grandezza dei quali proiettili e della possanza dei loro colpi la nostra gente fu sbalordita. I gatti somigliavano a torri per la grossezza del legname ond'erano costruiti, per l'altezza, per la larghezza e pel numero dei combattenti ch'essi racchiudeano. Li sospinsero fin presso il muro, e si travagliarono a combattere per tutto quel giorno. Il mercoledì, terzo giorno dallo sbarco del nemico, ne arrivò per ala di colomba l'avviso agli eserciti che stanziavano a Fāqūs; e noi [scrivea Saladino] facemmo incontanente marciare gli eserciti alla volta d'ambo le piazze, Alessandria, cioè, e Damiata, a fin di custodirle entrambe, e preservarle, [potendovisi] (1) Si vegga il Cap. XXXIII, pag. 340 di questo volume, nota 2.