Textus Originalis

temere qualche brutto tiro del nemico. La battaglia durava [intanto sotto Alessandria]: i gatti s'avanzavano; lavoravano i mangani contro le mura, come se tirassero al bersaglio. Allora i nostri disposero di aprire alcune delle porte di faccia a quelli ordegni, lasciandole chiuse bensì [di fuori] con le imposte (1); indi improvvisamente le disserrarono; audacemente sortirono; alcuni emiri [colla lor gente] spronaron fuori; i cittadini levarono d'ogni banda un immenso grido; poser fuoco a' gatti piantati [presso il muro], e risolutamente pugnarono intorno a quelli [affinchè il nemico non spegnesse l'incendio]. Iddio diè vittoria ai Musulmani, e sconfitta e vergogna agli Infedeli. Continuò la battaglia fino all'ora di caṣr (vespro) del mercoledì, che già si vedea lo scoraggiamento dei Franchi, e lor mancava l'anima, e interrompeano i combattimenti. Furon arse le loro macchine da guerra; i loro fanti scemati per morti e ferite. I Musulmani rientrarono in città per compiere la preghiera e rifocillarsi; ma pieni di alacrità, mentre il nemico era disposto a fuggire il più presto il meglio. [Poco] appresso i Musulmani li riassaltarono improvvisamente che già cadea la notte. Piombarono sovr'essi mentre si erano ritratti alle tende; presero le tende con tutta la roba che v'era dentro; fecero strage degli uomini, e s'impadronirono dei cavalli. (1) Qušūr, il cui singolare qašr non si trova ne' dizionarii con questo significato, bensì con quello di «scorza, corteccia». Donde non mi par dubbio che sia termine tecnico di porta esteriore d'una fortezza. La porta interna era forse quella che noi chiamiamo «saracinesca».