Textus Originalis

principe del reame, dove si mangia e si beve da secoli, sostegno della Cristianità, sovrano la cui autorità e dominazione si stende sopra tutti i reami cristiani. Tra questo principe e noi si è combattuto per mare, e sono seguite vicende palesi ed occulte; ma prima della nostra partenza dall'Egitto ci sono arrivate ad un tempo due ambascerie di lui, con due lettere, in ciascuna delle quali egli fa sembiante di chiuder le ali, buttare a terra le armi, trapassare dalle ostilità agli accordi, e dall'antagonismo alla amistà: a tal segno ch'egli ha dato addosso al principe di Sicilia, alle armate di costui, delle quali si è già fatta menzione più volte, ed agli eserciti del medesimo, dei quali non sono ignoti i fatti. Tra gli Infedeli suddetti è da ricordare [per l'appunto] questo principe di Sicilia, il quale, quando seppe che il principe di Siria e quello di Costantinopoli si erano collegati per l'impresa di Damiata, e ch'essi occuparono e sforzarono, [ma] furono rotti e messi in fuga (1), volle provarsi anch'egli a far mostra delle sue misere armi: allestì un'armata, nella quale sprecò danari e tempo; perocché per cinque anni accumulò tanti preparamenti ed accrebbe il numero delle genti, sì che l'anno or trapassato ne arrivò in Alessandria maravigliosa moltitudine e spaventevole sforzo, che mai il mare non portò simil pondo sul dorso, mai non ebbe pieno il grembo di tanto numero di cavalli e d'uomini. [Le onde] recavano un'armata no, ma proprio una provincia, o piuttosto (1) Mancando le vocali nel codice, non so se i primi due di questi quattro verbi siano stati messi all'attivo o al passivo. Ho supposto il primo in grazia dell'antitesi.