Textus Originalis

delle province, con un esercito che mai monarca non ne avea ragunato tal che si potesse paragonare a questo: se non che Iddio lo fé' andare a male. Tra cotesti eserciti son anco da notare i Veneziani, i Pisani e i Genovesi: tutti costoro a volte [vengono] da scorridori, a' cui sanguinosi assalti non si può fare resistenza, né riesce di spegnere le faville della loro malvagità; ed a volte, viaggiando [da mercatanti], commettono alle leggi dell' 'islām le ricchezze che essi ci arrecano; in guisa da scansare la ridottata mano della giustizia [che minaccia gli Infedeli]; oltreché non avvi tra loro chi non fornisca al nostro paese le armi da combattere [i Cristiani] e da far guerra contro di loro; non avvi chi non cerchi di guadagnare gli animi nostri, donandoci le [più belle] novità de' suoi paesi, al par che le [cose di pregio] possedute ab antico. Or con tutti costoro si è pattuita ferma amicizia e si è ordinata reciproca sicurtà, ne' termini che a noi son piaciuti e ripugnavan loro, e che noi abbiam prescritti, non essi. Ma quando Iddio, ch'ei sia lodato, decretò la morte di Norandino, e noi eravamo il medesimo anno intenti alla guerra, ecc. § 3. Capitolo su la vittoria di Ǧabalah (1). Dice cImād ad dīn, dopo avere raccontata la vittoria di Tortosa: Arrivatici i fanti di Ḥamāh, il sultano mosse il lunedì quattordici del mese (di ǧumādī 1° 584 = 11 luglio 1188) e smontò a Marāqīah, la quale i suoi abitatori avean già sgombrata. Quivi il sultano fece attendare i guerrieri dell'islām, (1) Si vegga qui sopra, Cap. XXXIII, pag. 206 segg. del testo, e 339 segg. della versione, l'originale di cImād 'ad dīn.