Textus Originalis

lora il sultano ordinò di recare sul luogo i mantelletti di cuoio (1), metterli in fila e farne ben saldo riparo: dietro quelli appostò gli arcieri. E così non fu interrotta la marcia, tirando lesti gli arcieri [sopra il nemico], mentre tutta la gente musulmana tragittava l'angusto passo: tantoché [l'impresa che parea] grave riuscì lieve; passarono le salmerie dell'esercito, e i Musulmani senz'altro travaglio furon liberi da questa stretta. § 4 (2). Nell'epistola scritta da cImād 'ad dīn, in nome del sultano, al [costui fratello] Sayf 'al islām [che si trovava] nel Yaman, leggesi [il seguente passo]. Le galee di Sicilia eran surte di faccia a Laodicea, agognando a difendere la città; ma come vidersi frustrate [per la resa di Laodicea], la loro fiamma s'abbassò, e pensarono in loro sciocchezza di prender le navi de' cittadini che cercassero d'uscire: e ciò per vendicarsi di costoro che aveano provveduto alla salvezza del paese rendendolo prontamente [ai Musulmani]; per la qual cosa gli abitatori erano rimasti a casa loro, pagando la ǧiziah. Ora, soffermatosi alquanto il sultano con l'esercito su la spiaggia di Laodicea, il capitano delle galee sopraddette mandò a chiedergli un salvocondotto per sbarcare e presentarsi alla sua signoria. Il sultano gli assentì; ed egli montò [dal palischermo su la spiaggia], s'inchinò fino a terra, si compose in volto e pensò un pezzo, poi parlò in questi sensi: «O gran (1) V. il Cap. XXXIII, p. 341, nota 2. (2) B, foglio 220 recto. Si confronti col testo di 'Imād 'ad dīn, Cap. citato, pag. 342 segg.