Textus Originalis
Carlo (1), fratello del [monarca] francese, avea mosso alla volta della Francia per torla al figliuol del fratello e avea lasciato il proprio figliuolo a tener le sue veci in Puglia. Ma il re d'Aragona, [conte] Barcellonese (2), fratel della madre del novello re di Francia, come prima riseppe ciò, passò in Calabria, che è città della Terra lunga [italiana] rimpetto alla Sicilia, e se ne insignorì. Aggiugneasi che Šārlūn (Carlone) (3), o vogliam dire re Carlo, s'era affrettato a quella impresa, temendo che il nipote, salito al trono di Francia, non si collegasse con [l'altro] suo zio il Barcellonese, e sì lo cacciassero dal trono. Correan coteste novelle per le bocche di tutti, quando il martedì undici di rabīc secondo (27 giugno 1284) un legno, proveniente da Messina in quindici giorni, recò un altro avviso al Nostro Padrone il sultano (4). E fu che il [conte] Barcellonese, soggiornando in Messina, avea allestite trentacinque galee, e mandatele ad assalire il porto della città di Napoli, nei dominii di re Carlo, padre dell' 'Ibrins (il principe di Salerno). Questi e il suo luogotenente 'al kund Šanḍarṭ (il conte Estendart) si trovavano appunto a Napoli con ventotto galee. Quando si riseppe l'arrivo (1) Nel testo si legge Ǧār. (2) 'Al rāyd Arġūn 'al barsinūnī. (3) Come forse gli diceano per ingiuria, distinguendolo dal figliuolo, per nome Carlo al par di lui. In simil guisa Carlo di Valois in Aragona era chiamato col diminutivo Carlot, come ci narra il Muntaner. (4) La cronica scritta da un contemporaneo, probabilmente ufiziale del sultano, e destinata all'uso di corte, come si potrebbe argomentare dalla eleganza del codice della Biblioteca parigina, replica l'appellazione di «Nostro Padrone» ogni qual volta occorra il nome del sultano.