Textus Originalis

dell'armata nemica, non osando alcun Napoletano di montar su le galee che sorgeano all'ancora in porto, il principe, vicario del proprio padre, entrò in nave egli stesso, col detto conte suo luogotenente, e con grande stuolo d'altri conti e cavalieri, mosso dalle parole di costoro che gli avean detto: «Nessuno s'imbarcherà se tu nol farai [il primo]». In fatti, corsero alle navi i Napoletani, come seppero montato il principe: e sì vogarono contro l'armata del Barcellonese, che presentava la battaglia. Usciti appena a tre miglia dal porto, il nemico volse le prore in alto, temendo di esser gittate a terra dal vento che spirava di ponente. Così ritirandosi gli uni, e inseguendo gli altri, ma sparpagliati, l'armata del Barcellonese [d'un subito] rivolse le prore per far testa; e, appiccata la battaglia, prese dieci galee [degli Angioini]. Il principe e i grandi, montando una galea molto ben fornita d'uomini e d'attrezzi, combatteano tuttavia gagliardamente, quando un uom dell'armata d'Aragona profferse di farli perire, se gli si desse premio di cinque once d'oro; e subito tuffò, bucò la galea: già la si empiva d'acqua ed era per sommergersi. Allora i combattenti, gittate le spade, chieggon quartiere: è preso il [figliuolo del] re con tutti i suoi conti, cavalieri e notabili. Caddero indi in poter del vincitore altre dieci galee, oltre le prime. Il principe col suo seguito fu condotto a Messina, e tenutovi a stretta guardia dai cittadini; e inviaronsi messaggi al Barcellonese a ragguagliarlo del successo. La battaglia seguì, a quanto dicono, il venti di rabīc primo del secentottantatrè (6 giugno 1284). § 2. (Anno 684 = 9 marzo 1285 - 26 febb. 1286) (1). (1) Cod., fog. 238 recto.