Textus Originalis

Tra le [ultime] notizie che recava un legno proveniente da Napoli, giunto in Alessandria il dodici del mese di rabīc secondo di quest'anno (17 giugno 1285), vi fu questa, che, morto il papa, califo dei Franchi, costoro avean rifatto in suo luogo uno dei dodici cardinali (1), per nome Ǧākumū Šabalū (Giacomo Savelli); il quale dava già opera a compor la pace tra i Genovesi e i loro nemici. I Siciliani avean poi mandato al papa, con due ġurāb (corvette), un ambasciatore a trattar della pace e della liberazione del principe, figlio di Carlone, ch'era rimaso prigione in Sicilia. Avean di più i Siciliani allestite sessanta corvette; ma il papa bandì per ogni luogo il divieto di muovere [in guerra] senza la permissione sua. Tanto dicea la gente venuta col detto legno. § 3. (Anno 689 - 14 genn. 1290 - 3 genn. 1291) (2). Della pace fermata tra il re d'Aragona [conte] Barcellonese e il suo fratello il sovrano di Sicilia [da una parte] e il Nostro Padrone il sultano [dall'altra] (3). Quest'anno arrivarono ambasciatori dal [conte] Bar- (1) Il testo ha Cardibāl, onde si vede che il copista, trasponendo un punto diacritico, mutò la n in b. (2) Fog. 313 verso e segg. (3) Di questo importante trattato abbiamo una versione francese pubblicata dal barone Silvestro de Sacy nel Magasin encyclopédique de Millin, tomo II, pag. 145 segg.; e un sunto dato da M. Reinaud negli Extraits d'Auteurs Arabes rélatifs aux Croisades, § 101. Di questi due valentuomini, il secondo fu il mio maestro d'arabo, e il primo fu il maestro di lui, anzi può dirsi il fondatore della scuola che fiorisce oggi in Europa. Però s'intendan proposte con la riverenza di un discepolo le novelle interpretazioni che mi suggerisce quel particolare studio che ho fatto della Storia di Sicilia in questo tempo.