Textus Originalis

l'ordine cronologico tanto servilmente, ch'ei non raccolga ne' capitoli maggiori tutti gli antecedenti e le conseguenze dello avvenimento. Per esempio, il conquisto musulmano della Sicilia è notato nel 212 dell'egira, quando sbarcò l'esercito di 'Asad a Mazara; ma il racconto comincia, parecchi anni avanti, con la rivolta d'Eufemio, e finisce col 223, quando pareva assicurata l'occupazione dell'isola. Similmente la narrazione del conquisto normanno, posta nel 484 (1091) esordisce poco men che un secolo innanzi, con la prima cagione apparente del decadimento della dinastia kalbita e si prolunga fino alla morte del conte Ruggiero nel 499, anzi agli ordinamenti politici istituiti dal re suo figliuolo. Per la Sardegna, scritta nel 92 (710-11) la prima incursione e notatene altre due, l'autore scende all'impresa di Muǧāhid (Mugetus) del 1016, e conchiude aver «messi insieme tutti i fatti, perchè son poca cosa ed a narrarli spartitamente mal s'intenderebbero». 'Ibn 'al 'Aṯīr, correndo all'estremo opposto de' primi compilatori, non cita quasi mai le fonti; le quali copiosissime furono al certo, che oltre le storie o croniche generali, come quelle di Balāḏurī, di Ṭabarī, di Wāqidī, egli n'ebbe alle mani molte particolari di città o province. A misura che si staccavano le estremità dell'impero, le quali diveniano reami possenti, convenìa che l'annalista ricorresse alle memorie particolari, le quali a lor volta suddivideansi a misura che si sbriciolavano quegli stessi reami; ma per alcuni periodi ed alcuni Stati o non furono mai scritte o il compilatore non potea averle alle mani. Indi inevitabili lacune negli annali: e noi ben ce ne accorgiamo rintracciando le vicende della Sicilia musulmana, sì in 'Ibn 'al 'Aṯīr e sì in altri. Del resto, diligente e giudizioso, 'Ibn 'al 'Aṯīr sceglie, paragona e intesse le tradizioni, e, come tanti Arabi e non Arabi, trascrive autori più antichi mutilandoli; ma ordinariamente compila dassè in stile conciso o più tosto spolpato, imparziale o più tosto indifferente. Venendo a' suoi proprii tempi e paesi, cioè alla epopea della prima e seconda crociata, l'annalista diviene cronista; perde il pregio della brevità; si avviluppa nelle minuzie; dà sfogo a generose passioni. Tal qual è il Kāmil, messo a riscontro co' lavori storici contemporanei, greci o latini, mostra la superiorità della letteratura arabica del XIII secolo e avanza tanto gli Annali d'Abulfeda, quanto questi le magre epitomi di Elmacin e di Abulfaragi. I capitoli d' 'Ibn 'al 'Aṯīr, messi insieme, compongono la più estesa e continua narrazione che abbiam finora de' fatti della dominazione musulmana in Sicilia.