Textus Originalis
1864, in-12; nelle quali si tratta più specialmente di un libro analogo allo Pseudo-Wāqidī, attribuito ad un 'Abū 'Ismacīl, 'al Baṣrī, edito dal medesimo sig. Lee, Calcutta 1864. Secondo me l'opera è apocrifa di certo: può valere bensì a favor dell'autore, o autori, la circostanza attenuante che i fatti principali sono genuini, concediamo ancora che fossero compendiati su le opere del Wāqidī. Ma quanti episodii e quante fole grossolane non furono ricamate su quella tela! Si vede chiaramente nel nostro capitolo. Il quale si trova in un solo de' molti codici del falso Wāqidī che io ho avuti alle mani. Il racconto torna alla prima incursione dei Musulmani in Sicilia, ancorché non se ne ponga data precisa; ma vi supplisce l'affermazione che i vincitori, ritornati in Siria, si appresentarono in Damasco a Mucāwīah ('ibn 'abī Sufiān); che poi i Musulmani conquistarono l'isola di Arado (674?); e che poco appresso fu ucciso il califo cUṯmān (8 giugno 657). Passo sotto silenzio che, secondo il narratore, era stato qualche tempo innanzi ucciso Costante in Sicilia (15 luglio 668). Nonostante questi anacronismi, le circostanze principali non discordano dalla impresa di Mucāwiah 'ibn Ḥudayǧ, che alcuni annalisti pongono senza data precisa, che altri trascurano affatto, e che, secondo le autorità bizantine e le italiane, io ho riferita al 652 (St. dei Mus., I, 81 segg.). Ma gli autori arabi genuini fan parola di quella impresa in due o tre righi; il romanziere ne dà, nella nostra versione, ben sedici pagine. Come le ha egli riempite? Cita personaggi e cittadi senza nomi; racconta episodii favolosi; infilza lunghi discorsi, e nel meglio si tradisce con una descrizione della Sicilia, e in particolare dell'Etna. E qui il nome e le parole del narratore citato da lui sono gli stessi che troviamo nella geografia di 'Abū Ḥāmid da Granata, scritta il 1162! Lo pseudo Wāqidī, quello almeno dell'episodio di Sicilia, scrisse dunque al più presto nella seconda metà del XII secolo. E allor si vede ben chiaro lo scopo di questa fattura letteraria: magnificare la prodezza degli antichi Musulmani a fronte de' Cristiani che batteano sì duramente i loro nepoti nelle crociate. Si sentono i segni del tempo di Saladino. Le condizioni che si dicono dell'Europa e della Sicilia in particolare, son precisamente quelle della metà del XII secolo: si allude a tre grandi principati; ed erano per l'appunto l'impero bizantino ed altri due, cioè il reame di Sicilia e l'impero d'Occidente, trasportati di peso nel VII secolo. I Crociati aveano già appiccato ai Semiti di Siria il vezzo de' romanzi cavallereschi; ma non potean trasfondere in essi il gusto,