Textus Originalis

periore ancora in molte parti della filosofia storica; 'Ibn Ḫaldūn che volle dare ne' suoi «Prolegomeni» una storia universale preceduta dalla sintesi; 'Ibn Ḫaldūn che divise la storia secondo le schiatte, le nazioni e le epoche; egli stesso non seppe far altro che porre in ciascun compartimento tante pietruzze di mosaico che accennano a visi umani, ma non li dipingono. Così fatti materiali, più o meno rozzi, abbiamo in tutti gli annalisti musulmani, i quali spesso copiansi l'un l'altro, abbreviando o no senza scrupolo: e del no dobbiam loro saper grado, perchè in certo modo serban le fonti. Or il Balāḏurī non fu esente dai difetti, ai quali ho accennato, ma n'ebbe meno assai che gli altri compilatori orientali, e capì che i materiali della Storia sono frammenti organici e non ciottoli trasportati da un torrente. Il nome che rimase al nostro autore ricorda una sventura che dicon abbia accelerata la sua morte: è derivato da balāḏir, «anacardo»: il veleno ch'ei prese inavvedutamente, già innoltrato negli anni, e che gli guastò il cervello, sì che lo fece morire in un manicomio, l'anno 892. Lascio a' medici la critica di questo aneddoto. L'anno della nascita del Balāḏurī non si sa per lo appunto; né l'origine della famiglia: credo però non sia stata araba, poiché l'avolo del nostro autore fu segretario d'un prefetto de' califi abbasidi, il che allor non soleva accadere alla gente arabica; e inoltre l'autore scrisse delle opere in persiano, sforzo poco men che impossibile ad un arabo di puro sangue del nono secolo. Singolar cosa dunque che un po' di metodo storico fosse venuto a' Musulmani dalla schiatta ariana, appunto come l'epopea! Avvicinatosi egli stesso a corte di Bagdad con una poesia in lode di 'Al Māmūn, il Balāḏurī visse largamente a spese di 'Al Mutawakkil (847-861) e dell'imbecille 'Al Mustacīn (862-866); il quale, prevedendo la instabilità delle cose umane e in ispecie della propria corte, gli donò una volta 7000 dinar per servirsene «caso mai». Vivendo dunque agiatamente, senz'altra fatica che le dilette ricerche storiche, 'Al Balāḏurī ne fece nelle principali città della Mesopotamia e in alcune della Siria e della Persia; confrontò i libri di storia, già cresciuti al suo tempo; e intraprese una grande opera, la quale ei non potè ultimare: dettò pure il sommario che noi abbiamo. In esso discorre i conquisti Musulmani secondo le nazioni che li subirono; descrive la fondazione delle nuove città e dà ragguaglio di alcune istituzioni amministrative dell'impero, per esempio, la moneta e i catasti. Condusse il lavoro con dignità e imparzialità; la qual pure spiacque tanto poco a corte, che l'in-