Textus Originalis

le isole di Vulcano e Stromboli, ossia « Tuono e Lampo », sorgeano di faccia a Roma, contrappone a questo errore un passo di Edrisi, molto notevole per la sua precisione, e perch'è tolto, a quanto pare, dalla nuova edizione del Nuzhat (v. Capitolo XIX, § 3, a pag. 251, 252 di questo volume). Del resto Abulfeda aggiugne sempre al ritratto de' libri alcuni cenni su le condizioni politiche e commerciali contemporanee. Gli estratti di quest'opera son cavati dal testo del Taqwīm, che uscì alla luce in Parigi il 1840 in-4, per cura di M. Reinaud e del baron De Slane. Su la geografia di Abulfeda abbiamo il dotto lavoro del Reinaud, che più volte ho citato. Dell'opera stessa poi il Reinaud incominciava una versione francese, della quale il primo volume fu pubblicato il 1848, e speriamo sia compiuta adesso da uno dei suoi più valorosi discepoli. Ho diviso il Capitolo in paragrafi: 1. Sicilia; 2. Pantellaria; 3. Isole Eolie; 4. Lucera. Bibl., testo, p. 146-149. Capitolo XX. — Dal Masālik 'al 'Abṣār, di 'Al cUmarī. De' varii nomi, soprannomi e titoli di questo illustre uom di lettere scelgo il più notevole, ancorché io lo supponga usurpato; non acconciandomi a credere che una famiglia venuta in Siria dal Kirmān e messasi a' servigi del Sultano d'Egitto, discendesse veramente dal grande Omar. Nacque l'autore in Damasco il 1300; morì nella pestilenza del 1348; fu poeta, prosatore, professore di tradizioni, segretario del sultano. Oltre un trattato su lo stile cancelleresco (nel British Museum, Add. 7466, Rich. dcclxxx del Catal.) ei lasciò l'opera in 27 volumi, il cui titolo si è notato più sopra: una grande enciclopedia letteraria, che abbraccia, secondo che veggiamo ne' volumi pervenuti infino a noi, geografia, storia, antologia di versi e di prose rimate. Delle poesie noi daremo nel Cap. LXXI ciò che appartiene alla Sicilia: della storia no, perch'è copia letterale degli annali d'Abulfeda, e il sedicente autore è quel medesimo Sceabodinus (Šihāb ad dīn) i cui frammenti pubblicò in Sicilia l'Inveges. La geografia, al contrario, ha il pregio di ottima compilazione, poiché vastissima era divenuta nel XIV secolo la letteratura geografica degli Arabi, e 'Al cUmarī non solamente avea alla mano i libri, ma l'alto suo ufizio politico lo abilitava a procacciarsi molte relazioni contemporanee. Tra le altre n'ebbe da un genovese, ch'egli dice aver conosciuto in prigione, un Tedisio Doria, chiamatosi in Levante Belban; il quale lo ragguagliò