Textus Originalis
Tribunale] dei soprusi. Si fermò per altri quattordici giorni nella [capitale della] Sicilia, pagando gli stipendi ai cittadini ed a quanti si trovavano di passaggio [disposti a seguirlo alla guerra] e mosse [con l'esercito] a dì sette di ša^bān (17 luglio 902). Pose il campo a Taormina; assediolla e appiccò fiera battaglia contro i cittadini; nella quale ambo gli eserciti furono affranti dalle ferite e i Musulmani pensavan già alla ritirata, quando vi fu chi si mise a recitare [il versetto del Corano]: « Questi due avversari litigano circa il loro Signore, ecc. » (1). [Alle quali parole] i più valorosi e savii [guerrieri] dell'esercito caricarono il nemico risolutamente, e gli Infedeli si volsero in fuga. I Musulmani ne menarono orribile strage; li inseguirono sino in fondo alle valli e in vetta dei monti; e 'Ibrahīm co' suoi entrò in Taormina: uccise [gli uomini] e fé' cattive [le donne e i bambini]. Ei mandò alla ròcca di Mīquš (2) Ziādat 'Allah, figliuolo del suo figliuolo 'Abū 'al ^Abbās, e a Demona, con un esercito, il proprio figliuolo 'Al 'Aglab; il quale trovò che gli abitatori eran fuggiti, ond'ei prese tutta la roba che v'era. Mandò 'Ibrahīm inoltre il suo figliuolo 'Abū Hugr a Rametta, i cui cittadini chiesero l'amān e consentirono a pagar la giziah. Spedì poi Sa^dūn 'al Galūwī con una banda a Liāg (Aci) (3). Fatta l'intimazione a tutti gli abita-
Note a pie di pagina
1 (1) Sura XXII, verso 20.
2 (2) Si vegga Edrisi nel nostro Capitolo VII, a pag. 118 del 1° volume, nota 1.
3 (3) Il nostro articolo mascolino plurale premesso al classico nome di Aci, mi suggerì la conghiettura (St. de' Mus., II, 85, nota 4, e